Qualche euro

Sono per i fatti miei, immerso in modo asociale nelle mie cose. Sono in facoltà e, attaccato alla prima presa libera che ho trovato, sto nerdando col computer.

A un certo punto mi si avvicina uno. “’mbare”.

Non mi sarei mai aspettato che di lì a poco avrei sentito la cosa più logica del mondo:

-Sono rimasto a piedi, mi presti un euro?

Mi sono fermato un po’ a cercare di fare un collegamento logico, ma non ci sono riuscito. Quando sono uscito dall’edificio l’ho visto di nuovo che andava chiedendo sto euro dotato di proprietà motorie e, imperterrito mi ha riformulato la stessa domanda di tre minuti fa. Sono quello di prima – gli faccio – l’euro non ce l’ho nemmeno ora.

Avevo solo 50 centesimi.

Alla stazione, aspettando l’autobus per tornare, arriva uno con un volantino. A primo impatto mi sembrava qualcosa di religioso ed ero lì lì per sbraitare qualcosa quando mi sono accorto che era qualcosa di molto peggio: poesie d’amore.

Leggo e, con tempismo perfetto, appena ho finito quello mi fa: “Sono bravo, eh?”.

Oh, le poesie in genere non mi dicono niente, però lo scrivere è una gran cosa. Così decido di non mandarlo via a priori.

Boh, mi sembra buona – gli dico. La mia faccia è il massimo della contrarietà.

Sono bravo – ripete lui soddisfatto. – Leggine un’altra.

Mi prende un’altra pagina con un’altra poesia.

Non le voglio leggere le poesie, non mi piacciono. E poi sono d’amore, che c’entro io? Falle leggere alle femmine, a quelli sensibili. Sembro sensibile?

Non glielo dico, leggo. Mi sento in imbarazzo in maniera allucinante. Vorrei cacciarlo. Ma duramente.

A un certo punto, parlando, mi chiede come è nata la mia passione per la poesia. Eh? Sei impazzito?

In realtà non è che mi piace la poesia, apprezzo l’arte. Questo glielo dico. Lui è contento, bene. Non me l’ha ripetuto ma l’ha pensato tutto il tempo, ne sono certo: “Sono bravo”.

Gli dò un contributo, lui mi da il libricino e, prima che io possa pensare qualche utilità che potrei trarne, mi illumina: “Magari lo regali a qualcuno”. Geniale, io non ci avrei mai pensato.

Mi conforto con questa idea, pur sapendo che non lo farò mai. Volevo in qualche modo dirgli di continuare in quello che gli piace, di non abbattersi se il mondo sembra non apprezzare e cose di questo tipo. Cliché e stereotipi. Volevo fare un bel gesto.

Però mi sento male. Forse ho sbagliato, forse in entrambi i casi avrei dovuto dire quello che pensavo.

Che chiedere un euro perché sei rimasto a piedi è una minchiata, ti serve una scusa diversa.

Che pensare in poetico mi fa stare male.

Che voglio solo essere lasciato in pace.

E mi sa che diventerò cattivo. Quelli che ti fermano chiedendoti soldi non li sopporto più. Se decidi di ignorarli poi ti senti male, se decidi di aiutarli ti senti male lo stesso.

È pesante.

2 Risposte a questo post.

  1. Pubblicato da mpare tano in 18 giugno 2011 alle 19:42

    se ti puoi consolare, 1°esame universitario: per strada vengo fermato da straniero con figlia (con gli occhi enormi: impossibile non dire… ke pociotosa!) ke mi chiede 1 euro per il cibo: io gliel’ho dato, aggiungendo: ehi, portatemi fortuna per l’esame! Lui mi ha sorriso, e mi ha detto: nn ti preoccupare, mpare! e se ne è andato…. ovviamente sono stato bocciato… da quel momento, chi mi chiede soldi cerca male… e se rivedessi quei due….

    Replica

  2. Pubblicato da mikb89 in 23 giugno 2011 alle 13:29

    forse questa me l’avevi detta… sennò sto avendo un dejà-vu

    Replica

Lascia un Commento

Fill in your details below or click an icon to log in:

Logo WordPress.com

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Modifica )

Foto Twitter

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Modifica )

Foto di Facebook

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Modifica )

Connecting to %s

Follow

Get every new post delivered to your Inbox.