La piscina era bella. È la prima descrizione che mi viene a mente. Sembrava in qualche modo luminosa rispetto alla notte. Magari è perché c’erano le luci dentro? In effetti è probabile.
L’invito diceva che, presentandoti all’inaugurazione, avevi diritto a ben un giorno di libero sguazzare lì in mezzo.
Pare un po’ brutto andare nel posto e subito presentarsi al tavolo dove danno il diritto a ingresso gratuito, così faccio l’alternativo: vado prima al buffet.
Se li sai prendere dal verso giusto i buffet sono meravigliosi. Puoi divertirti guardando tutta la gente incrostata davanti ai tavoli, puoi immergerti nella confusione e perderti in essa, puoi fare ad alta voce commenti di cattivo gusto sul fatto che la gente si impala davanti a quegli stuzzichini come se non ne avesse visto mai. È poi bellissimo guardare la reazione che hanno: si sentono in colpa, e tu sei il retto che gli ha aperto gli occhi.
C’è una mia compagna a distribuire. Ciao, Miky! E mi dà la macedonia.
Vedo qualcuno che non vedevo da tempo. Come va, che fai? Sto studiando, faccio ingegneria informatica. È figa come cosa. Mi fanno tutti una faccia a dire: “Cazzo, che cosa fottutamente bella!”. Le parolacce enfatizzano, in questo caso. “Pesante!” mi dicono. E fin qui ho fatto la bella figura. Capita che però mi chiedono altro. Ti sei dato materie? E io già presagisco il peggio. Sì, dico. E si comincia:
-Quante?
-Una.
-Vabe’, lì le materie sono di meno ma più consistenti. Esempio questa che materia era?
-Economia.
E immagino che pensino: “Ma perché sei andato a ingegneria informatica?”. O almeno questo spiega perché l’argomento poi muore lì.
In realtà una materia su tre non è male, considerando che ne ho seguite solo due e l’altra che ho provato è la materia più temuta da tutti. Ma mica mi metto a spiegare ‘sta cosa.
All’inaugurazione ci sono tante persone importanti. C’è Harrison Ford, il mio professore di educazione fisica alle medie. C’è Giuseppe Zeno, mio istruttore di nuoto dell’anno scorso. E basta.
Tutti alla reception sono frettolosi e schivi. Per timbrarmi quel foglio di ingresso gratis devo aspettare dieci minuti.
Avevo pensato di fare qualche disciplina in cui si prende a pugni qualcosa. Il sacco, ad esempio. Poi esplorando vedo che ci sono anche ‘sti sacchi. Che poi non sono sacchi, ma boh. Dopo un po’ di tempo davanti a quei sacchi ci sono persone e si stanno muovendo a ritmo di musica. Si muovono come se stessero facendo un ballo da villaggio turistico. L’immagine non è per niente piacevole e cambio un po’ idea sullo sport da praticare quest’estate. Ma se lo stesso abbonamento vale sia per piscina che per palestra lo provo.
Comunque l’ho detto, sono frettolosi e schivi. E non gli si può chiedere niente. Ma va bene, tanto devo tornarci per riscuotere la giornata di nuoto a costo zero che mi tocca.
La fine è silenziosa. Se ne sono andati quasi tutti, le poche persone rimaste sono tutte raggruppate da una parte e in giro c’è tranquillità. La piscina vista dal lato opposto è ancora più bella, coi riflessi di luce che fanno giochi particolari. Rimango un po’ a guardarla prima di seccarmi e andarmene.
Attraverso tutto quanto quel mondo, fino ad arrivare alla mia macchina e tornare a casa.
E scrivere sul blog.

