Archivio per febbraio 2010

I diritti e doveri degli utenti del blog


Constatando l’essenza di uno spazio aperto e pubblico di cotale agglomerato di elementi digitali, la disposizione di alcune norme e regole è essenziale per l’opportuna gestione delle risorse atte a mantenere un atteggiamento sano e corretto nei confronti di tutti e tutto.leggi

1. Il blog è è uno spazio aperto e pubblico: aprite la pagina e rendetela pubblica a chiunque voi conosciate. È un vostro diritto.

2. La libertà di pensiero regola ormai un bel niente tutto nel mondo, è pertanto opportuno lasciar dire la propria a ciascuno che si presenti, indipendentemente dal sesso, dalla razza, dal colore dell’avatar e dal linguaggio usato. Se è di un’altra religione linciatelo pure.

3. Chiunque mi contraddice viene bannato. Sentitevi liberi di esprimere i vostri sinceri pareri anche nei confronti delle verità ovvietà cose che dico io nei miei articoli: anche critiche e opinioni apposte sono accettate, purché siano fatte con sincerità.

4. I tag non lo so nemmeno io come si usano in realtà, se li metto a casaccio, non ci badate, semplicemente ritenetevi fortunati se siete capitati qui tramite questi.

5. L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro. Mentre siete a lavoro, comunque, non mi offendo se venite a visitare il blog. Magari fatelo vedere anche al vostro capo, così poi venite a navigare insieme.

6. Qualunque cosa diciate potrà essere usata contro di voi. Pertanto consiglierei di evitare parole come “bazooka” o “carro armato”, ma anche più semplicemente “mazza chiodata” o “frusta ferrata”.

7. Nel caso preferireste fare una piccola presentazione di voi stessi prima di iniziare a commentare, sappiate che non me ne frega niente siete ben accetti e che potete farla nel primo articolo in cui mi presento io. Il link lo trovate all’inizio della barra laterale.

8. Se avete voglia di fare un commento generale sul blog, potete farlo ovunque nel secondo link appena sotto quello di presentazione, dove parlo di cosa consiste il blog, oppure in certi articoli in cui lo chiedo apertamente.

9. Non è prevista una nona regola. È un vostro dovere evitare di rompere le palle chiedere informazioni al riguardo.

10. Le suddette norme vanno applicate quando capita in ogni circostanza e in ogni dove. L’esenzione da tale regolamento vale solo per me verrà pertanto corretta da opportuni avvisi e, nel caso di insistenze, in altri avvisi in azioni molto più serie.

Andate in pace, e proliferate al mondo ciò che avete imparato. Dopo un po’, però, tornate sul blog.

Le ultime notizie


Le novità del momento, le news, l’attualità, insomma.nius

Sono una cosa che non sopporto e che, da quando ho il blog, mi ritrovo spesso davanti.

Me le ritrovo davanti perché una buona parte di visite al blog è di gente che cerca qualcosa di attualità (un esempio per tutti, Haiti) e invece si trova nel blog qualche altro argomento con le stesse parole chiave (nel caso di Haiti la parola era “catastrofi” e l’articolo era quello della religione, che non c’entra niente). Così mi trovo costretto, per non deludere i visitatori, a scrivere effettivamente qualcosa in merito (e l’articolo su Haiti ne è la prova).

Questo magari può portare a una domanda più o meno imprecisa: “Ma se dici che non sopporti le notizie, quello che scrivi tu cos’è? Cioè il tuo blog è sempre un raccoglitore di articoli che riguardano sempre qualcosa che fa notizia, no?”

Beh, sì. Ma il punto non è questo, è piuttosto l’atteggiamento nei confronti della notizia e la composizione dell’articolo.

Senza dubbio chiunque mi ha letto avrà notato una certa differenza tra il modo “classico” di scrivere le notizie e quello che uso io.

Vediamo di analizzare nei dettagli quali sono.

Le notizie “classiche”:

  1. Non hanno identità. Giustamente nei giornali non possono darti un parere di parte, però è anche vero che spesso non ti fanno capire se una cosa è buona o no oppure mettono solo i pregi o solo i difetti, che è peggio;

  2. Non arrivano a conclusione. Quante volte, attratti dal titolo di un articolo, ci mettiamo a leggere il testo (lungo o corto che sia) fino ad arrivare alla fine e sentiamo che di quell’argomento in sostanza non sappiamo niente di nuovo? Io quasi sempre, ogni volta che l’argomento mi interessa (sennò mi bastano anche due parole e l’articolo nemmeno lo leggo tutto). Questa ovviamente è una cosa buona per loro, visto che poi la curiosità ti spinge a cercare altri articoli che parlano dell’argomento e che, puntualmente, parlano ma non dicono niente;

  3. Sono seriose e, spesso, catastrofiste. Le tragedie fanno notizia perché puntano a toccare il cuore del lettore. Ma tralasciamo questo punto, parliamo invece della seriosità. Da un lato non c’è niente di male, è un modo come un altro per sembrare “professionali”, usato ancora più spesso quando non lo si è. Non dico che tutti i giornali dovrebbero essere pieni di battute, ma penso che se lo fossero, io ne sarei un accanito lettore;

  4. Sono ripetitive. Stessi articoli, stessi argomenti. Quante volte troviamo e ritroviamo un argomento in voga nel periodo? Spesso anche su articoli della stessa redazione. Questo si ricollega col 2. per il motivo che gli articoli non danno tutte le informazioni;

  5. Sono obsolete. Eh sì. Ditemi quello che volete, ditevi quello che volete, ma queste notizie hanno sempre lo stesso stile, sempre lo stesso modo di porsi, da chissà quanti anni addietro ad oggi. Non c’è nessuna opportunità di potersi dire al passo coi tempi. Forse l’unica cosa che hanno cambiato è che oggi sono più espliciti, inserendo parole e immagini poco attente alla sensibilità del lettore. Inoltre parlano di internet, per farsi moderni, come se ne sapessero davvero qualcosa;

  6. Varie ed eventuali. Beh, una stupidaggine dovevo per forza inserirla. Comunque, ci sono veramente degli svantaggi vari, che non sono applicabili in tutti i formati. Ad esempio nei giornali è odiosa la dimensione e la “rilegatura” (rilegatura fra virgolette perché sappiamo essere inesistente). Nelle riviste può essere fastidiosa la lunghezza (visto che gli articoli durano di più di quelli del giornale ma hanno lo stesso indice di esaurimento della curiosità, cioè 0,1). Mentre i telegiornali li odio a priori, perché i miei genitori, finito di vederne uno, mettono subito su quello che comincia dopo nell’altro canale e che dice di nuovo le stesse cose, negandomi così la possibilità di poterli apprezzare.

Fin qui questo mio articolo assomiglia a quelli classici, se non fosse per l’elenco numerato. Non uguale uguale, ma ha molti tratti di somiglianza. Soprattutto la serietà e la vuotezza di contenuto (che, per quanto ne so, spesso l’una copre l’altra).

Vediamo di dare un senso e di riempire il tutto, parlando di come sono invece i miei articoli. Notare che non sto dicendo che i miei articoli sono migliori di tutti gli altri sparsi per la rete, ma neanche posso fargli pubblicità. Io sto solo andando contro il classico modo di fare notizia (ecco, l’ho detto l’ennesima volta).

I miei articoli sono di parte, vedono il mondo dalla parte di uno che vuole vivere bene (1.). Sono determinati da una conclusione: io scrivo perché voglio trasmettere un contenuto, non cerco di trovare un contenuto che non ho a qualcosa che il lettore vuole sapere (2.). Sono divertenti, o almeno ci provano (3.). Giustamente, non posso parlare troppe volte della stessa cosa, al limite aggiorno l’articolo vecchio se ho nuove informazioni (4.). Scompongono tutte le regole, le cose che contano sono quelle altre scritte sopra, mica il fatto di essere precisi a rispettare dei format stabiliti secoli fa (5.). Le varie ed eventuali, sono sicuro che le ho anche io, ma a giudicare dal fatto che non si è ancora lamentato nessuno, per il momento non ho nulla da preoccuparmi, perché il mio blog è evidentemente perfetto (6.).

Queste sono, come ho già detto, i miei motivi per cui non sopporto l’uno e mi piace l’altro modo di dare notizia. Certo, non è che io do notizia a me stesso, ma il modo che uso io è comune nella rete, e le notizie le leggo da quegli altri.

Quindi, vi chiedo cosa ne pensate voi della mia opinione: la condividete o avete motivi per convincermi del contrario? Avete qualche altro motivo per preferire uno dei due metodi che io non ho citato? Mi farebbe piacere avere un vostro parere.