Archivio per maggio 2011

Una settimana da gadget


Come a chiedermi: “Intendevi così?” riferito all’articolo precedente, la settimana dopo mi sono trovato in facoltà degli stand con tantissimi, per l’appunto, gadget. Inoltre, ho trovato (per pura coincidenza) un interessantissimo convegno della Microsoft su HTML 5. Però l’ho trovato tardi, e sono riuscito solo a sgraffignare altri gadget.

E, nel caso fosse come penso, vi dico che sì, intendevo questo, ma che forse avete anche esagerato. Non che la cosa dispiaccia, però anche meno sarebbe stato comunque accettato. Il problema è che, essendoci tanta roba, c’era anche tanta massa di persone, e la cosa poteva diventare un po’ snervante.

Inquadriamo la cosa. C’era uno stand gonfiabile della Microsoft dove davano quelle comuni fascette da collo a cui puoi appendere il cellulare, una card con dei codici per scaricare software loro e una maglietta. La maglietta non sono riuscito ad averla. La card non l’ho ancora usata. Il coso da collo di cui non so il nome invece lo uso e sembro uno della Microsoft. Questo anche per il mio fare elegante e composto.

Una piccola parentesi su quest’ultima. La Microsoft sembra tenere a noi. Per noi intendo gli informatici. Permette di vendere software agli studenti senza pagare la quota annua di iscrizione al market, ci riempie di gadget, viene a informarci sulle novità. Insomma li sento attivi nei nostri confronti e, nonostante credo che non svilupperò mai per un Windows Phone 7 perché sono contrario a tutte le restrizioni che impongono (che poi vanno a vantaggio anche di chi sviluppa, però io voglio essere libero di installare quel che mi pare e piace da dove mi piace. Inoltre loro suppongono che internet sia disponibile a oltranza, visto che puoi installare roba solo collegandoti sul sito e comprando), sto avendo un parere sempre più positivo nei confronti di quel che fanno.

Per gli altri stand si andava a gettone. Dovevi iscriverti su un sito, aspettare il codice e comunicarlo alla reception. Solo che attorno a questa c’erano infiniti ragazzi.

Ci iscriviamo, aspettiamo il nostro turno e, arrivati, ci danno una simpatica comunicazione: “No, qui è per registrarsi. I gettoni li danno di là.” – detto indicando un posto con altrettanti infiniti ragazzi.

Ormai avevamo perso un bel po’ di tempo e quindi ok, decidiamo di arrivare fino in fondo.

La prima volta che l’abbiamo fatto ci hanno dato solo due gettoni perché stavano chiudendo. Potevamo prendere solo il Borotalco e le cuffiette e la scheda Vodafone. Sappiamo che ci sono anche una second skin per computer della Tucano (porta-computer in gergo) e un apribottiglie-portachiavi della Desperados. Furbescamente, decidiamo così di ri-iscriverci, ritornarci il giorno dopo e prendere anche le altre cose.

L’idea non è stata solo nostra: un mio collega si è addirittura fatto biondo e messo le lentine colorate per non farsi riconoscere. O forse era solo uno che gli somigliava.

Riusciamo ad avere il coso per il computer, anche se è da 13,3’’ e non sono riuscito a trovare un pc di quelle dimensioni. I netbook sono da 10,1’’, i notebook minimo da 15,4’’. Riusciamo anche ad avere le salviettine intime Chilly. E il portachiave-apribottiglie Desperados.

Il primo giorno c’era anche dell’altro: tra gli stand c’erano tutti i frequentatori del mio blog, uno per uno. Davvero, prendine uno a caso, e c’era. È stata una bellissima sorpresa, e sarebbero passati in secondo piano anche i gadget. Avevo però lezione ed ero lì solo di passaggio. Al ritorno non c’era più nessuno di tutti voi.

braccialetto usb

Per quanto riguarda il convegno, che è molto più recente, oltre alla penna e al blocco appunti, mi hanno dato anche una cosa fighissima: una pen drive da polso. E il fatto che davano la pen drive era già tanto, ma che questa è una cosa innovativa e originale è bellissimo. È praticamente un braccialetto blu con all’interno una chiavetta da 1 GB che puoi portare sempre con te.

Al convegno davano anche una maglietta con scritto “HTML 5” ma non mi piaceva. Forse non mi piaceva perché non me l’hanno data, è probabile. E non mi piaceva il sistema con cui distribuivano i gadget: loro parlavano, poi, se facevi una domanda, arrivava quello e ti dava una delle due cose.

E se ora vi state chiedendo che domanda ho fatto io, non lo saprete mai.

Come fare una brutta impressione


Sicuramente l’ho fatta io, col blog, pubblicando un articolo ogni mille mai.

Sicuramente l’avete fatta voi, coi non-commenti nell’ultimo articolo: al game-play sperimentale non si resta indifferenti. O si è contrari o si è a favore. Non riesco a spiegarmi perché nessuno abbia partecipato all’esperimento. Ho aspettato per dare tempo ma niente. È stato deprimente e ho abbandonato l’idea. Meglio così, credo.

Sono stati giorni intensi: non ho fatto un cavolo.
Vi spiego la mia ottica. Se sto a studiare, sono produttivo. Se faccio attività sociale (brrr) sto faticando. Così è questo: ho studiato pochissimo e sono stato socialmente ON.brutta impressione

Per rendere l’idea, pensate che ho addirittura usato il cellulare per chiamare! Cioè l’ho fatto io di mia iniziativa, senza nessun obbligo, né spinta o incoraggiamento altrui. È stato stranissimo. Poi, va beh, il numero che ho chiamato era irraggiungibile e non ho effettivamente parlato. Però l’intenzione c’era.

Per quello che ho fatto volevo scrivere due o tre articoli separati, ma siccome il tempo è quello che è, ho cercato la chiave comune e ci ho fatto un discorso unico: cattiva e buona impressione.

logo MTV brand:new:artIniziamo dall’MTV brand:new:art. Pubblicità in televisione, in internet ne parlavano benissimo, commenti positivi nell’evento su Facebook, un continuo ripetersi di: “Dopo essere passato dalle città più importanti arriva anche a Catania” e tutto quanto che lasciava presagire una gran cosa. Anche se ‘art’ significa ‘mostra di quadri’ – cosa di cui a me non può fregar di meno – mi sono deciso ad andarci. Brutta impressione. C’erano un sacco di bodyguard. All’entrata non mi ha accolto nessuno, anzi mi hanno guardato male. L’evento era promosso da Ceres, ma non davano nemmeno la birra gratis. Me ne sono andato subito. Avevo da fare.

logo UAARIn facoltà mi hanno dato un volantino. UAAR. Che nome di merda. Vado a leggere sotto: Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti. Cazzo c’entrano gli atei con gli agnostici? – è stata la prima cosa che ho pensato. Sì, mi danno fastidio in maniera uguale sia religiosi che atei. E sì, sono agnostico.
Riflettendoci ho però poi deciso che a dare un’occhiata a quello che facevano e a chi erano ci sarei andato. Per strada trovo un corteo. Contro la mafia. Brutta impressione. Sì, lo so che non è bello dirlo, ma a prima vista mi sono spaventato. Da lontano avevano bandiere e urlavano il classico: “Chi non salta Tal dei tali è, è!” e poteva essere di tutto. Volevo cambiare strada. Non l’ho però fatto e, dopo un po’, ho pensato di seguirli. Al diavolo l’UAAR. Però mi avevano fatto una brutta impressione, non potevo. Ciao.
Arrivo nella via dove stava ‘st’incontro e niente: nessuna indicazione, nessun viavai di persone, nessuno all’accoglienza. Entro e la situazione è ancora peggio. C’è un membro che sta uscendo e io lo saluto:
Buongiorno.
Non mi ha cagato. Fine della conversazione.
Mi addentro verso la sala convegni. Nel piazzale c’è qualcuno con dei foglietti. Adulti, anziani. C’è un bambino che armeggia con una maglietta: “Se Dio esiste bla bla bla”. Una cosa tristissima. Noi siamo adulti, ci siamo fidati, siamo rimasti delusi, eccetera. Ma ai bambini no, non ditegli che Dio non c’è! D’accordo, non obbligateli a fare cose assurde, tipo obbedirgli, ma da qui a negargli la possibilità di pensare che ci sia c’è n’è di spazio. Mi sono dovuto allontanare.
Arrivo nella sala convegni e stanno facendo vedere un filmato. Ancora niente, nessuno mi rivolge la parola. Come razionalisti sono razionalisti. Affiatamento zero. Brutta impressione. Andandomene mi fermo a guardare nello stand dove c’era prima il ragazzino. E ho visto il male: . Riguardava la quota per diventare membro. Ma come? Siete un gruppo del cavolo e vi fate pure pagare per esserne parte? Addio.

È presto, sono in mezzo alla città e prima di andare a mangiare ci vuole almeno un’ora. Vedo se posso aggregarmi al corteo ma sono già lontani. E mi secca. Mi chiedo se mi va di gironzolare un po’ a casaccio per scoprire strade nuove ma no, non mi va nemmeno quello. Vado in libreria.

In libreria mi piace starci. La prima volta che ci sono andato stavano chiudendo, ora invece avevo tutto il tempo che volevo. Il fatto è che coi soldi che ho ci devo fare ancora due settimane. E quindi posso solo guardare senza comprare niente. È come sentire l’odore del caffè e non berlo, vedere una torta e non mangiarla, passare dal mio blog e non commentare. Una cosa indicibile. Così sto col cellulare in mano segnandomi i titoli, ripromettendomi che quei libri li comprerò.
Ho dato una sfogliata a qualcuno e mi sono reso conto di una cosa. Ho capito quel dissidio tra difensori del libro cartaceo e promotori del suo equivalente digitale. Da abituato a libri scolastici hai fra le mani quella carta utilizzata tanto perché ci puoi stampare sopra. Se potevano stampare sull’aria i libri comuni li avrebbero fatti su quella. I libri della libreria invece no. La carta che usano è studiata apposta per essere una goduria toccarla e sfogliare le pagine. Resto a favore degli ebook perché sono comodi, ma adesso capisco anche il parere opposto. È un gran parere.
Aggirandomi per le sezioni trovo una cartina. È bellissima. Per turisti, soprattutto, ma anche per chi ancora di Catania non sa molto. Lose yourself in the smell of hot ricotta. – recita. Not to miss the lunch break with an arancino. – aggiunge. Buona impressione. Ce ne sono un po’ impilate e mi sorge il dubbio che siano lì per essere prese. Lo faccio. All’uscita trovo un addetto e glielo chiedo: questa si può prendere o bisogna pagarla?
Lui la guarda e la sua faccia mi comunica: e questa da dove salta fuori? E ancora, guardando in giro: ma l’hai presa qua dentro?
La mia faccia gli risponde: laggiù in fondo.
Stavolta a voce, facendo finta di niente, per metterci una buona parola mi fa: No, no, questa è omaggio.
Sottolineando omaggio. Ok, grazie. E me ne vado. Senza nessun libro. Ho una cartina figa, ma che vuoi che sia? È come sentire l’odore del caffè e…

Insomma, dopo due giorni di intraprendenza arrivo a casa e, la cosa più positiva che ho visto è stata una cartina messa in una libreria. E la conclusione logica è:

Mettete qualcuno ad accogliere ed indirizzare quando fate un qualsiasi raduno! Date dei gadget anche stupidi, anche economici! Qualcuno che sorrida, che ti dia il benvenuto, che ti dia anche una penna, qualche fesseria. Giusto per mettere a proprio agio, giusto per avere un ricordo dell’essere stati lì. Ed è ovvio che con l’agio mi riferisco all’accoglienza e col ricordo al gadget.

O fate come volete. E poi io lo metto qui. Che mi avete fatto una brutta impressione.