Archivio per giugno 2011

Dig – raggruppamento icone


Avete il desktop che straripa di icone? Siete stufi di dover avviare ogni volta file e applicazioni andandoli a cercare nei rispettivi labirintici posti in cui li avete messi? Siete ansiosi di vedere finalmente una qualche applicazione creata da me?

Bene, oggi per voi sarà un giorno bellissimo!

DigDig (Desktop Icon Group) è un programma che ti consente di raggruppare più file o collegamenti a programmi su un’unica icona da mettere – genericamente – sul desktop. E da qui il nome.

Nella primissima versione tutto quello che faceva era indirizzare a una cartella e, al doppio click, copiare tutto il suo contenuto sul desktop. Avviando l’applicazione una seconda volta il contenuto veniva automaticamente rimosso. Non c’è modo di sapere da quale cartella viene avviato il programma, così l’unica scelta era quella di utilizzare sempre il desktop.

menuRecentemente ho pensato di ampliare le funzionalità e ho aggiunto un simpatico menu che si può vedere nell’immagine. La funzione citata sopra è sempre disponibile, la vedete in grassetto. Inoltre viene attivata se avviate l’applicazione tenendo premuto SHIFT.

Il funzionamento è intuitivo: dal menu scegliete l’applicazione che volete avviare e cliccate. Potete vedere che io ho messo solo programmi, ma nulla vieta di aggiungere file vari.

Spiego come funziona la cosa.

L’applicazione in sé è un eseguibile che potete mettere dove vi pare. Nel desktop ci saranno dei collegamenti a questo eseguibile che, con vari guazzabugli, riescono a dire al programma cosa inserire nel menu da mostrare, dove farlo apparire e roba varia.

interfaccia

Questa qui sopra è l’interfaccia che vi consente di impostare tutti i gruppi. Dai tasti sopra intanto potete aggiungerne, rimuoverne, metterli di lato e riattivarli.
A sinistra ci stanno tutti i gruppi che si trovano sul desktop, a destra quelli messi temporaneamente in una cartella dal programma (quindi disattivati, in un certo senso).
Al centro ci sta tutto l’occorrente per configurare il gruppo:

  • Nome gruppo: è il nome che il collegamento avrà sul desktop;
  • Percorso cartella: è la cartella che contiene i file facenti parte del gruppo. Con il tasto Apri viene aperta e potete inserire/togliere file comodamente. Consiglio di mettere queste cartelle nello stesso posto in cui è situato il programma;
  • Descrizione gruppo: appare quando vi portate col mouse sul collegamento. Nel mio caso è completamente inappropriato, in quanto si riferiva alla prima versione menzionata sopra;
  • Icona: l’icona del collegamento;
  • Programma predefinito: quando trascinate un file sul collegamento, questo file viene automaticamente aperto con un programma da voi scelto. Nel mio caso, trascinando un file sul gruppo Grafica, questo viene aperto col visualizzatore di immagini XnView;
  • menu ad anelloTipo menu: è l’ultima cosa che ho aggiunto, ancora in perfezionamento. Menu classico è quello che vi ho fatto vedere sopra. Il menu ad anello ve lo faccio vedere ora qua a destra. Non che sia questo granché, però rappresenta il fatto che voglio aggiungere menu svariati. La cosa bella è che non c’è bisogno di scegliere tra un tipo di menu o un altro, ma che entrambi possono coesistere. Come vedete fra i miei, per ogni tipo di gruppo c’è la versione normale e quella ad anello. Ovvio che è per test, ma nulla vieta di farlo.

Per dare due specifiche tecniche: il programma non gira in background ma viene avviato quando si avvia il collegamento e chiuso quando viene scelto un elemento del menu o si clicca da un’altra parte. Questo vale anche per il menu ad anello.
Una cosa che non ho detto è che, se non si vuole far chiudere subito il menu ma avviare prima più applicazioni, basta tenere premuto il tasto SHIFT.

I colori e i font non sono scelti da me, ma vengono presi dal vostro tema corrente, per adattarsi il più possibile. Alcuni esempi coi temi che ho io:

Embedded style Human Green HaruGreen

Embedded style

Human green

Haru green

Predefinita XP Predefinita 98 Seven remix

Predefinita XP

Predefinita 98

Seven remix

Ok, più o meno siamo sempre lì e almeno un paio potevo evitare di metterli ma vabè, come vedete ci sono più aspetti che possono essere modificati ma i miei temi ne cambiano massimo due ciascuno.

Dopo aver illustrato il programma, dopo aver dimostrato che a illustrare sono un cane, vi lascio al link per scaricare il programma tanto descritto sperando vi faccia altrettanto piacere: Scarica Dig v 1.8.

Metterò qui in basso i vari aggiornamenti.

30/06/2011: v 1.9

– Fatte modifiche alla grafica, soprattutto al menu ad anello.
– Ripulito codice, ho intenzione di rilasciarlo open.

Scarica Dig v 1.9.

L’ultima versione è sempre l’ultima.

L’inaugurazione di una piscina


La piscina era bella. È la prima descrizione che mi viene a mente. Sembrava in qualche modo luminosa rispetto alla notte. Magari è perché c’erano le luci dentro? In effetti è probabile.

L’invito diceva che, presentandoti all’inaugurazione, avevi diritto a ben un giorno di libero sguazzare lì in mezzo.

Pare un po’ brutto andare nel posto e subito presentarsi al tavolo dove danno il diritto a ingresso gratuito, così faccio l’alternativo: vado prima al buffet.

Se li sai prendere dal verso giusto i buffet sono meravigliosi. Puoi divertirti guardando tutta la gente incrostata davanti ai tavoli, puoi immergerti nella confusione e perderti in essa, puoi fare ad alta voce commenti di cattivo gusto sul fatto che la gente si impala davanti a quegli stuzzichini come se non ne avesse visto mai. È poi bellissimo guardare la reazione che hanno: si sentono in colpa, e tu sei il retto che gli ha aperto gli occhi.

C’è una mia compagna a distribuire. Ciao, Miky! E mi dà la macedonia.

Vedo qualcuno che non vedevo da tempo. Come va, che fai? Sto studiando, faccio ingegneria informatica. È figa come cosa. Mi fanno tutti una faccia a dire: “Cazzo, che cosa fottutamente bella!”. Le parolacce enfatizzano, in questo caso. “Pesante!” mi dicono. E fin qui ho fatto la bella figura. Capita che però mi chiedono altro. Ti sei dato materie? E io già presagisco il peggio. Sì, dico. E si comincia:

Quante?

Una.

Vabe’, lì le materie sono di meno ma più consistenti. Esempio questa che materia era?

Economia.

E immagino che pensino: “Ma perché sei andato a ingegneria informatica?”. O almeno questo spiega perché l’argomento poi muore lì.

In realtà una materia su tre non è male, considerando che ne ho seguite solo due e l’altra che ho provato è la materia più temuta da tutti. Ma mica mi metto a spiegare ‘sta cosa.

All’inaugurazione ci sono tante persone importanti. C’è Harrison Ford, il mio professore di educazione fisica alle medie. C’è Giuseppe Zeno, mio istruttore di nuoto dell’anno scorso. E basta.

Tutti alla reception sono frettolosi e schivi. Per timbrarmi quel foglio di ingresso gratis devo aspettare dieci minuti.

Avevo pensato di fare qualche disciplina in cui si prende a pugni qualcosa. Il sacco, ad esempio. Poi esplorando vedo che ci sono anche ‘sti sacchi. Che poi non sono sacchi, ma boh. Dopo un po’ di tempo davanti a quei sacchi ci sono persone e si stanno muovendo a ritmo di musica. Si muovono come se stessero facendo un ballo da villaggio turistico. L’immagine non è per niente piacevole e cambio un po’ idea sullo sport da praticare quest’estate. Ma se lo stesso abbonamento vale sia per piscina che per palestra lo provo.

Comunque l’ho detto, sono frettolosi e schivi. E non gli si può chiedere niente. Ma va bene, tanto devo tornarci per riscuotere la giornata di nuoto a costo zero che mi tocca.

La fine è silenziosa. Se ne sono andati quasi tutti, le poche persone rimaste sono tutte raggruppate da una parte e in giro c’è tranquillità. La piscina vista dal lato opposto è ancora più bella, coi riflessi di luce che fanno giochi particolari. Rimango un po’ a guardarla prima di seccarmi e andarmene.

Attraverso tutto quanto quel mondo, fino ad arrivare alla mia macchina e tornare a casa.

E scrivere sul blog.

Qualche euro


Sono per i fatti miei, immerso in modo asociale nelle mie cose. Sono in facoltà e, attaccato alla prima presa libera che ho trovato, sto nerdando col computer.

A un certo punto mi si avvicina uno. “’mbare”.

Non mi sarei mai aspettato che di lì a poco avrei sentito la cosa più logica del mondo:

Sono rimasto a piedi, mi presti un euro?

Mi sono fermato un po’ a cercare di fare un collegamento logico, ma non ci sono riuscito. Quando sono uscito dall’edificio l’ho visto di nuovo che andava chiedendo sto euro dotato di proprietà motorie e, imperterrito mi ha riformulato la stessa domanda di tre minuti fa. Sono quello di prima – gli faccio – l’euro non ce l’ho nemmeno ora.

Avevo solo 50 centesimi.

Alla stazione, aspettando l’autobus per tornare, arriva uno con un volantino. A primo impatto mi sembrava qualcosa di religioso ed ero lì lì per sbraitare qualcosa quando mi sono accorto che era qualcosa di molto peggio: poesie d’amore.

Leggo e, con tempismo perfetto, appena ho finito quello mi fa: “Sono bravo, eh?”.

Oh, le poesie in genere non mi dicono niente, però lo scrivere è una gran cosa. Così decido di non mandarlo via a priori.

Boh, mi sembra buona – gli dico. La mia faccia è il massimo della contrarietà.

Sono bravo – ripete lui soddisfatto. – Leggine un’altra.

Mi prende un’altra pagina con un’altra poesia.

Non le voglio leggere le poesie, non mi piacciono. E poi sono d’amore, che c’entro io? Falle leggere alle femmine, a quelli sensibili. Sembro sensibile?

Non glielo dico, leggo. Mi sento in imbarazzo in maniera allucinante. Vorrei cacciarlo. Ma duramente.

A un certo punto, parlando, mi chiede come è nata la mia passione per la poesia. Eh? Sei impazzito?

In realtà non è che mi piace la poesia, apprezzo l’arte. Questo glielo dico. Lui è contento, bene. Non me l’ha ripetuto ma l’ha pensato tutto il tempo, ne sono certo: “Sono bravo”.

Gli dò un contributo, lui mi da il libricino e, prima che io possa pensare qualche utilità che potrei trarne, mi illumina: “Magari lo regali a qualcuno”. Geniale, io non ci avrei mai pensato.

Mi conforto con questa idea, pur sapendo che non lo farò mai. Volevo in qualche modo dirgli di continuare in quello che gli piace, di non abbattersi se il mondo sembra non apprezzare e cose di questo tipo. Cliché e stereotipi. Volevo fare un bel gesto.

Però mi sento male. Forse ho sbagliato, forse in entrambi i casi avrei dovuto dire quello che pensavo.

Che chiedere un euro perché sei rimasto a piedi è una minchiata, ti serve una scusa diversa.

Che pensare in poetico mi fa stare male.

Che voglio solo essere lasciato in pace.

E mi sa che diventerò cattivo. Quelli che ti fermano chiedendoti soldi non li sopporto più. Se decidi di ignorarli poi ti senti male, se decidi di aiutarli ti senti male lo stesso.

È pesante.