Archivio per dicembre 2011

FacolCa’


La mia decisione di lasciare ingegneria informatica – sì, ho lasciato ingegneria informatica – non è segno di rinuncia. È questione di ribellione.

Ribellione perché non mi piace l’idea di sudarmi per anni un pezzo di carta che dice che so fare quello che so fare già adesso.

All’inizio avevo detto che boh, è un’esperienza, qualcosa di nuovo la imparo comunque, e poi è un modo per cominciare a entrare nel giro.

Però no, non significa. Delle cose o ne sei completamente convinto e intransigente oppure lasci perdere l’idealismo. E io l’idealismo non lo voglio lasciare perdere: anche se sono convinto che la cosa migliore per questo mondo è venire distrutto il più presto possibile, l’essere convinto che la cosa migliore per questo mondo è venire distrutto il più presto possibile è un ideale. E la logica è troppo schiacciante per ignorarla.

Il risultato di questa mia scelta è che ora sono completamente svincolato. La mia idea è di mettermi a girare il mondo, magari trovare un qualche lavoro a nord Italia, giusto per non sentire ancora la litania del “Qui non c’è niente” tanto tipica dove vai e vai in Sicilia. O, perché no, andare in America, tanto I speak english so much.

Le prime impressioni del doversi dare da fare sono che è difficile. Una soluzione potrebbe sembrare l’andare in università, tornarci o sceglierne un’altra. Ma è solo uno spreco di tempo, una volta uscito le difficoltà saranno uguali identiche a quelle che ho oggi.

Un’altra delle mie idee era di frequentare un’accademia delle belle arti. Sulla grafica la mia posizione è che sì, ci sono abbastanza portato, ma no, non ho esperienza né pratica. Così un corso di studi di questo tipo potrei anche accettarlo. A me, ex aspirante ingegnere, hanno però detto che la qualifica di artista non è la stessa cosa. O almeno per l’accademia che c’è qua. Ho titubato e alla fine mi sono detto che, se decido di frequentare un’università opto comunque per l’arte. Ma non qui, l’occasione per girare è troppo davanti agli occhi per non coglierla.

Non fregherà a nessuno, ma mi andrebbe di fare un lavoro tipo commesso o simile, in cui magari la paga non è altissima ma abbastanza per permettermi vitto, alloggio e mettere una parte di lato. Oppure andrei da un qualche fotografo. Per guadagnare qualche extra potrei aggiustare computer o sviluppare siti e applicazioni come freelance. Oppure scrivere articoli come faccio adesso, ma da pagato. Solo che attualmente non ho internet e, senza, non posso fare altro che pensare. Oh, se sto pubblicando questo articolo, ovvio che ora internet ce l’ho, ma adesso che lo sto scrivendo, no. Sono due adessi, ma riferiti a tempi diversi.

Noterete una sorta di leggerezza in tutto questo. È quello che voglio, d’ora in poi, andare leggero senza farmi infinite preoccupazioni su cosa potrebbe andare come.

È come andrà a finire, non è problema mio.

Voglio semplicemente essere, libero.