Archivio per maggio 2013

Blog/casa, casa/blog


Pensare, scrivere, parlareQuando ero giovane e il blog era una novità nuova piena di cose nuove e novità, ero bello felice e scrivevo la qualsiasi.
Poi hanno iniziato a dargli un’occhiata di tanto in tanto persone che conoscevo, forse anche per colpa mia, che mettevo il link ovunque. Da lì gli argomenti sono un po’ scemati.
Sia perché iniziavo a capire chi leggeva cosa, e a preoccuparmi di dover filtrare.Smelly - Non sei bravo con le scuse, eh? ^^
Sia perché l’entusiasmo iniziale si andava smorzando.
Sia perché magari mi aspettavo una partecipazione che non c’è stata.
Sia perché qualcos’altro che non mi ricordo più.
Ma giuro che almeno un altro motivo c’era!

Fatto sta che il mondo scritto è un mondo a parte da quello vissuto. Non necessariamente diverso. Però separato… perché comunque non possono sovrapporsi, se scrivi non parli. O perlomeno una delle due cose la fai con poca concentrazione.

Quando scrivo mi prendo il mio tempo. Modifico una parola che magari non era quella che più rendeva nella frase. Ci rifletto sopra.
Può considerarsi una cosa fittizia, perché modificata e abbellita. Raffinata, come lo zucchero bianco.
Può considerarsi una cosa più reale, perché il pensiero che riporto alla fine è proprio quello che volevo, è quanto di più vicino a ciò che ho dentro.
Si perde la logica. Abbiamo due strade opposte, e le percorriamo entrambe contemporaneamente.
Questo è il mondo scritto.
Chi è quella persona che sta scrivendo? È una persona così o una colà?
Entrambe e nessuna delle due. Se stai cercando un riscontro con quanto potrebbe essere nel mondo reale.
Ma se gli scrivi, ti risponde in una maniera coerente. Coerente a cosa non si sa, ma coerente. Che comunque “coerente” come parola è figa, quindi usiamola.

Lo stesso vale per una persona che incontri, conosci, e poi vi scrivete. I meccanismi sballano. Userà parole che non ha mai nemmeno lontanamente usato, avrà ‘comportamenti’ che non aveva avuto e comunque sia ti rivelerà una parte di sé diversa, a prescindere da quanto bene la conosci.

E no, non lo dico perché sono nel giro, ma perché è così: non c’entra la timidezza. In una comunicazione scritta entra in gioco una componente diversa delle persone.
Io mi chiedo sempre come sono le persone che conosco “da scritte”. Non sempre riesco a scoprirlo e mi resta il dubbio.

Interrompendo un po’ il discorso, perché comunque non posso dilungarmi molto qui, quello a cui miro con questo articolo è la possibilità di riprendere a scrivere in tranquillità, senza chiedermi se chi mi legge è cosciente di questa scissione qua o se mi si pareranno davanti persone a dirmi che questo non sono io.

Ho paura di sembrare finto, è la cosa più brutta da fare è fingere di non esserlo.
Lasciatemi scrivere in santa pace. Miche’, lasciami scrivere in santa pace.

Vaffanculo e dintorni


dito

Ho trovato questo blog qua, e volevo farlo un po’ conoscere. Però su Facebook alla fine mi è scocciato metterlo, perciò lo propino qui.

Comunque, ho bisogno di sfogarmi. Ne ho così tanto bisogno che non mi vengono le parole, che forse sono troppe.

Faccio un articolo, che non dice niente, ma che allo stesso tempo corrode il blog, annoverandolo fra i siti che contengono parole volgari e immagini oscene.

Meno male che c’è la società a dettare ciò che è sano, altrimenti saremmo tutti lì a fare cose poco consone, tipo dire parolacce quando si è arrabbiati e stanchi.

L’inoperabilità della parola aleatoria


Le cose deludono. Ma deludono forte!

La soluzione sarebbe non aspettarsi niente. Sei tu, non hai nulla, non lo avrai mai, morirai presto di fame e nel breve frangente puoi stare tranquillo che la vita non te la godrai neanche un attimo.

Ci ho provato per un po’. Funziona. In modo pacato e tranquillo hai modo di andare avanti senza sentire pesi enormi addosso.
Però poi ho cambiato idea e ho deciso che era più bello buttarsi: le cose vanno bene e male a seconda, però quando finisce la tempesta, la quiete te la godi di più.

 

Tutto questo per dire che adesso sono in piena tempesta. Ieri pomeriggio e oggi. Chissà oggi pomeriggio o domani se smetterà, una cosa positiva del malumore è comunque che stimola la creatività, e che quindi sono qui a scrivere.

MA!

Parole. Che senso ne hanno oppure no. Per qualcuno forse, per una parte specifica della vita di qualcuno. Boh. Non so se sono io che parto dal presupposto che non freghi niente di niente a nessuno oppure è un risultato a cui arrivo una volta proposta qualsiasi cosa.

È tempo di dedicarsi a cose pratiche, ok. Ma cos’è una cosa pratica? Non la so definire, mi sa.

Mi piace pensare che, come a me andava di buttare giù queste due parole casuali, a qualcuno andrà di leggerle.

Anche se non per migliorare la propria esistenza, salvare il mondo o cosa. Anche solo per stare un po’ a leggere qualcosa che sia stata scritta di getto, in un mondo in cui tutto è ben preparato per piacere a un pubblico.

Questo chiedo. Prova piacere in qualcosa che non ti piace, se ti va, se ti ricordi ancora come si fa.