Loser. No, non ho detto “l’user”

Per chi non lo sapesse, la mia giornata tipo non comprende situazioni in cui mi trovo ad avere a che fare con la tecnologia. La mia giornata tipo è TOTALMENTE INFOGNATA nella tecnologia. Ad ogni respiro che faccio fuoriescono bit e ultimamente che ho un po’ di tosse non sapete quanti gigabyte ho messo per aria. Ogni tanto succede che faccio altro, tipo riposare. Ma è molto raro, non contiamolo.

E se state pensando che è una vita di merda e vi chiedete perché lo faccio, la risposta sarà ancora più brutta. Ma ormai l’avete chiesto, e vi rispondo.

Perché faccio schifo. Perché sono una persona inutile, a livello sociale. Non intrattengo, non sono di compagnia, non propongo mai nulla, non sono molto intelligente, non partecipo ai dialoghi, dico pochissimo di me, mi incazzo facilmente, me ne sto sulle mie e sono troppo spesso stanco, di quella stanchezza che tutto quello che ti viene voglia di fare è solo andartene a dormire e non rivolgere parola ad anima viva.
E se vogliamo dirla tutta non mi sento nemmeno di essere particolarmente bravo nel lavoro che faccio. Però qui la cosa è positiva, lo prendo come spunto per cercare di migliorarmi. E togliere qualche ora al sonno magari, che è tempo morto, quello.

Qualcuno che mi conosce obietterà con questa visione che ho di me, e magari avrà ragione, ma credere questo è stato il modo migliore che ho trovato per continuare a fare la vita che faccio, per non sentire addosso il peso dei rimpianti e di quelle mancanze che so rimarranno sempre presenti.

Insomma, mi dico: “Miche’, uno schifo lo sei già. Sai che difficilmente puoi avere una considerazione peggiore di te stesso. Quindi rilassati e goditi la v-… Quindi rilassati. Sai programmare? Ecco, bravo, programma.”

Dopo averla tirata lunghissima su questa parentesi, iniziamo.

Oggi mi va di spoilerare pesantemente un film, così, in allegria. The departed. E ci metto pure una canzone della colonna sonora:

In questo film ci ho visto due protagonisti. Quello buono, che fa una vita di merda, e quello cattivo che se la passa parecchio bene. Poi ok, muoiono entrambi, però vabbè.

La sera in cui ho visto il film cercavo punti di riflessione, e dato che per questa cosa il film non era magari quello più adatto, quello che lì per lì mi ha preso di più è quella frase che il tizio dice anche nel trailer sul fatto che quando hai una pistola davanti non si capisce bene quale sia la differenza tra essere la guardia o il ladro ed effettivamente poi il film si basa su questo se ci pensi.
Però poi mi sono concentrato su quanto detto prima dei protagonisti. Ed è stato bello che nel film non c’è stato un solo momento in cui il cattivo se l’è passata veramente male o il buono parecchio bene. Escludendo quella scena in cui il buono si è fatto la ragazza dell’altro, forse.

Punto.

Giusto per ricavarci qualcosa di riutilizzabile nella vita di tutti i giorni, e in maniera del tutto involontaria mentre la mia mente vagava ed iper-analizzava ogni minuscolo non-so-cosa di non-so-cos’altro, dato che ormai a smettere di pensare non ci riuscirei neanche da morto, mi è venuto in mente che, in alcune circostanze, forse anche in tutte le circostanze, uno finisce ad assumere il ruolo di perdente perché si è arreso. Ma non è stato un arrendersi perché la cosa era troppo pesante da portare avanti, o un arrendersi perché si era stanchi, o un arrendersi perché si aveva di meglio da fare, o un’arrendersi perché ci si era stufati di scrivere modi sul come arrendersi, no! È quell’arrendersi del tipo “dai, vai avanti tu, che ti meriti questa cosa più di me“, del tipo “ok, potrei dirti questa cosa che potrebbe farti stare male, preferisco non farlo“, del tipo “comunque mi ricapiterà, oggi voglio essere generoso“. Un esempio fra tutti l’ho condiviso su Facebook:

C’era un portafoglio per terra e non l’ho raccolto.
Ho pensato: “Magari lo trova qualcuno che ne ha più bisogno di me”.
Ho pensato: “Magari sono un cretino”.

Ho simpatizzato per il buono fino all’ultimo. Ho simpatizzato perché mi ci sono ritrovato.

Il concetto che da piccolo ho sempre avuto in testa è che, se sei buono, non è detto che sei sfigato. Bellissimo. E anzi detto così non fa tanto effetto, dovreste vedere tutte quelle immagini con le frasi stampate dentro come lo espongono. Lì si gode. Lì ci si sente nel giusto.

Quello che mi perplime è perché se la cosa è tanto risaputa e chiara, hai bisogno di condividere un’immagine con scritto che sì sei buono ma che no, non sei stupido. Che se vuoi ti fai valere. Che sei il più figo e, come se non bastasse, sei anche buono.

Quello che mi è venuto in mente mentre analizzavo il vuoto cercando di dare pace agli occhi, è che le due cose non coesistono. Che è come dire che sei un cerchio giallo, ma che se ti fanno arrabbiare allora sei un quadrato arancione.

Puoi farlo benissimo, voglio dire, non sto scoprendo l’acqua calda con questa riflessione. Il fatto è che cambi. Che stai perdendo ben due delle tue proprietà. Che in una società dove tutti ti conoscono per come ti comporti ogni giorno quel fatto di ‘far vedere chi sei‘ solo nel caso in cui succede tale cosa, per poi tornare il buono di sempre è pazzia. Ma non pazzia del tipo “yeah yeah siamo folli yeah che bello!“, pazzia che mi fa venire da chiedere se tutto va bene così. Se non stai forse tenendo dentro un po’ troppe cose, se magari il fatto di essere buono e volerlo tenere come status non sia solo una forma di difesa, qualcosa che in realtà non sei, ma hai imparato a porti così e vai avanti nello stesso modo nonostante non vada benissimo per te.

E allora cosa? – dirai – Dovrei diventare cattivo?

Non dico di diventare perennemente quadrato, o arancione! La geometria è piena di poligoni, l’arcobaleno è pieno di colori, e tra due qualsiasi di queste ci sono un’infinità di vertici e sfumature.

Cioè no. Cazzo. No.

È che ogni volta che rinunci a qualcosa che bene o male ti potrebbe piacere avere, lasciandola a qualcun’altro, per gentilezza, per bontà, vedi che non stai facendo un bel gesto, stai come commettendo un furto. Tu hai la responsabilità su te stesso e per come va il mondo questo non è uno scambio, nessuno ti restituirà qualcosa e nessuno ricambierà il favore.

Stai togliendo dal tuo sacchetto solo perché il tuo è quello di plastica brutto del Decò mentre agli altri vedi in mano quello figo di carta riciclabile della Sma e pensi che riempire uno di quelli sia meglio.

A volerla vedere in modo radicale, la vita non te la sei data tu, il tuo compito è gestirla al meglio.
A volerla vedere in modo radicale, devi fare la spesa e se torni a casa col sacchetto vuoto perché le cose che hai comprato hai generosamente pensato di offrirle a chi aveva spazio, pensi che mamma ne sarà contenta? Pensi ancora di essere stato buono?

Ecco, perdente, se non ci avevi riflettuto. Sei un perdente, letteralmente, hai perso cose. Credendo per giunta di averle perse per eccessiva bontà e prendendotela con il mondo perché il tuo bene non è corrisposto.
E ok che nel mondo perfetto quando metti qualcosa nel sacchetto di un altro ci sono altri due che ne mettono quattro nel tuo.

Ma sappiamo benissimo che qui non è così ed è meglio accettarlo e portare pazienza che fare i finti tonti e poi lamentarsi che non ne abbiamo niente in cambio.

Quindi smettiamola di scrivere articoli su quanto siamo sfigati! E inutili! E incompresi! E buoni! E basta!

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