Archive for the ‘ Informatica e programmazione ’ Category

Loser. No, non ho detto “l’user”


Per chi non lo sapesse, la mia giornata tipo non comprende situazioni in cui mi trovo ad avere a che fare con la tecnologia. La mia giornata tipo è TOTALMENTE INFOGNATA nella tecnologia. Ad ogni respiro che faccio fuoriescono bit e ultimamente che ho un po’ di tosse non sapete quanti gigabyte ho messo per aria. Ogni tanto succede che faccio altro, tipo riposare. Ma è molto raro, non contiamolo.

E se state pensando che è una vita di merda e vi chiedete perché lo faccio, la risposta sarà ancora più brutta. Ma ormai l’avete chiesto, e vi rispondo.

Perché faccio schifo. Perché sono una persona inutile, a livello sociale. Non intrattengo, non sono di compagnia, non propongo mai nulla, non sono molto intelligente, non partecipo ai dialoghi, dico pochissimo di me, mi incazzo facilmente, me ne sto sulle mie e sono troppo spesso stanco, di quella stanchezza che tutto quello che ti viene voglia di fare è solo andartene a dormire e non rivolgere parola ad anima viva.
E se vogliamo dirla tutta non mi sento nemmeno di essere particolarmente bravo nel lavoro che faccio. Però qui la cosa è positiva, lo prendo come spunto per cercare di migliorarmi. E togliere qualche ora al sonno magari, che è tempo morto, quello.

Qualcuno che mi conosce obietterà con questa visione che ho di me, e magari avrà ragione, ma credere questo è stato il modo migliore che ho trovato per continuare a fare la vita che faccio, per non sentire addosso il peso dei rimpianti e di quelle mancanze che so rimarranno sempre presenti.

Insomma, mi dico: “Miche’, uno schifo lo sei già. Sai che difficilmente puoi avere una considerazione peggiore di te stesso. Quindi rilassati e goditi la v-… Quindi rilassati. Sai programmare? Ecco, bravo, programma.”

Dopo averla tirata lunghissima su questa parentesi, iniziamo.

Oggi mi va di spoilerare pesantemente un film, così, in allegria. The departed. E ci metto pure una canzone della colonna sonora:

In questo film ci ho visto due protagonisti. Quello buono, che fa una vita di merda, e quello cattivo che se la passa parecchio bene. Poi ok, muoiono entrambi, però vabbè.

La sera in cui ho visto il film cercavo punti di riflessione, e dato che per questa cosa il film non era magari quello più adatto, quello che lì per lì mi ha preso di più è quella frase che il tizio dice anche nel trailer sul fatto che quando hai una pistola davanti non si capisce bene quale sia la differenza tra essere la guardia o il ladro ed effettivamente poi il film si basa su questo se ci pensi.
Però poi mi sono concentrato su quanto detto prima dei protagonisti. Ed è stato bello che nel film non c’è stato un solo momento in cui il cattivo se l’è passata veramente male o il buono parecchio bene. Escludendo quella scena in cui il buono si è fatto la ragazza dell’altro, forse.

Punto.

Giusto per ricavarci qualcosa di riutilizzabile nella vita di tutti i giorni, e in maniera del tutto involontaria mentre la mia mente vagava ed iper-analizzava ogni minuscolo non-so-cosa di non-so-cos’altro, dato che ormai a smettere di pensare non ci riuscirei neanche da morto, mi è venuto in mente che, in alcune circostanze, forse anche in tutte le circostanze, uno finisce ad assumere il ruolo di perdente perché si è arreso. Ma non è stato un arrendersi perché la cosa era troppo pesante da portare avanti, o un arrendersi perché si era stanchi, o un arrendersi perché si aveva di meglio da fare, o un’arrendersi perché ci si era stufati di scrivere modi sul come arrendersi, no! È quell’arrendersi del tipo “dai, vai avanti tu, che ti meriti questa cosa più di me“, del tipo “ok, potrei dirti questa cosa che potrebbe farti stare male, preferisco non farlo“, del tipo “comunque mi ricapiterà, oggi voglio essere generoso“. Un esempio fra tutti l’ho condiviso su Facebook:

C’era un portafoglio per terra e non l’ho raccolto.
Ho pensato: “Magari lo trova qualcuno che ne ha più bisogno di me”.
Ho pensato: “Magari sono un cretino”.

Ho simpatizzato per il buono fino all’ultimo. Ho simpatizzato perché mi ci sono ritrovato.

Il concetto che da piccolo ho sempre avuto in testa è che, se sei buono, non è detto che sei sfigato. Bellissimo. E anzi detto così non fa tanto effetto, dovreste vedere tutte quelle immagini con le frasi stampate dentro come lo espongono. Lì si gode. Lì ci si sente nel giusto.

Quello che mi perplime è perché se la cosa è tanto risaputa e chiara, hai bisogno di condividere un’immagine con scritto che sì sei buono ma che no, non sei stupido. Che se vuoi ti fai valere. Che sei il più figo e, come se non bastasse, sei anche buono.

Quello che mi è venuto in mente mentre analizzavo il vuoto cercando di dare pace agli occhi, è che le due cose non coesistono. Che è come dire che sei un cerchio giallo, ma che se ti fanno arrabbiare allora sei un quadrato arancione.

Puoi farlo benissimo, voglio dire, non sto scoprendo l’acqua calda con questa riflessione. Il fatto è che cambi. Che stai perdendo ben due delle tue proprietà. Che in una società dove tutti ti conoscono per come ti comporti ogni giorno quel fatto di ‘far vedere chi sei‘ solo nel caso in cui succede tale cosa, per poi tornare il buono di sempre è pazzia. Ma non pazzia del tipo “yeah yeah siamo folli yeah che bello!“, pazzia che mi fa venire da chiedere se tutto va bene così. Se non stai forse tenendo dentro un po’ troppe cose, se magari il fatto di essere buono e volerlo tenere come status non sia solo una forma di difesa, qualcosa che in realtà non sei, ma hai imparato a porti così e vai avanti nello stesso modo nonostante non vada benissimo per te.

E allora cosa? – dirai – Dovrei diventare cattivo?

Non dico di diventare perennemente quadrato, o arancione! La geometria è piena di poligoni, l’arcobaleno è pieno di colori, e tra due qualsiasi di queste ci sono un’infinità di vertici e sfumature.

Cioè no. Cazzo. No.

È che ogni volta che rinunci a qualcosa che bene o male ti potrebbe piacere avere, lasciandola a qualcun’altro, per gentilezza, per bontà, vedi che non stai facendo un bel gesto, stai come commettendo un furto. Tu hai la responsabilità su te stesso e per come va il mondo questo non è uno scambio, nessuno ti restituirà qualcosa e nessuno ricambierà il favore.

Stai togliendo dal tuo sacchetto solo perché il tuo è quello di plastica brutto del Decò mentre agli altri vedi in mano quello figo di carta riciclabile della Sma e pensi che riempire uno di quelli sia meglio.

A volerla vedere in modo radicale, la vita non te la sei data tu, il tuo compito è gestirla al meglio.
A volerla vedere in modo radicale, devi fare la spesa e se torni a casa col sacchetto vuoto perché le cose che hai comprato hai generosamente pensato di offrirle a chi aveva spazio, pensi che mamma ne sarà contenta? Pensi ancora di essere stato buono?

Ecco, perdente, se non ci avevi riflettuto. Sei un perdente, letteralmente, hai perso cose. Credendo per giunta di averle perse per eccessiva bontà e prendendotela con il mondo perché il tuo bene non è corrisposto.
E ok che nel mondo perfetto quando metti qualcosa nel sacchetto di un altro ci sono altri due che ne mettono quattro nel tuo.

Ma sappiamo benissimo che qui non è così ed è meglio accettarlo e portare pazienza che fare i finti tonti e poi lamentarsi che non ne abbiamo niente in cambio.

Quindi smettiamola di scrivere articoli su quanto siamo sfigati! E inutili! E incompresi! E buoni! E basta!

Prove con Android Studio


Android Studio

Girando per internet non sono riuscito a trovare qualcuno che ne scrivesse qualcosa in proposito che non fosse il semplice annunciare che è stato annunciato.

C’era solo un articolo in inglese di un tipo che l’aveva provato, ma in italiano il vuoto assoluto. Così ci ho pensato io.

Android Studio è una figata.

Pulito, immediato, semplice. Rubo il pensiero di quel tale inglese dicendo che “sembra uno strumento fatto apposta per sviluppare su Android”. Di fatto è quello per cui è stato progettato, ed è quello che fa bene.

Eclipse provai ad usarlo tempo fa, ma il mio computer lo reggeva a stento, costringendomi a lasciar perdere.

Android Studio invece va. Non meravigliosamente bene, in quanto a volte si blocca, perché magari ho premuto invio ed è normale che un’azione di tale entità richieda grossi sforzi, oppure quando scrivo troppo velocemente. Ma va bene, mi basta pensare che di 5 ore di lavoro me ne usciranno 3 proficue e 2 ad aspettare i vari caricamenti.

Chiaro che tutto questo non ha a che fare con il suddetto IDE, ma è il mio pc che c’ha problemi e anzi è stato una sorpresa per me trovare uno strumento nuovo che si lascia utilizzare, vista la moda che c’è di appesantire il più possibile i nuovi programmi.

Non starò a specificare le caratteristiche tecniche visto che le trovate ovunque e possibilmente spiegate meglio di quanto potrei fare io. Si aggiungono però tutte ai punti a favore. Che sono tanti!

Parliamo però dei problemi, tenendo sempre in conto che questa è una prima versione di prova, e per lo stadio di sviluppo in cui si trova, offre già moltissimo.

Così se pensate di usarlo sapete già cosa andrete ad affrontare.

Il primo grosso contro è Gradle. Che cosa sia Gradle io nemmeno lo so. So solo che non avevo internet all’inizio e non potevo creare progetti perché doveva essere scaricato. A questo punto potevano inserirlo nel pacchetto contenente IDE e SDK, visto che è necessario.

Gradle viene menzionato anche nella compilazione del progetto. Hai la possibilità di scegliere fra l’utilizzo di un compilatore esterno (questo con Gradle qua) oppure quello interno. Questa opzione prima funzionava, pure. Ovvero io avevo scelto di escludere Gradle e veniva escluso. Col nuovo aggiornamento, ogni volta che chiudi e riapri, Gradle si reimposta. Noiosissimo anche perché all’avvio del programma viene eseguita la compilazione, che quindi avverrà per forza con Gradle.

Il problema del compilare con questo coso qua, è che la compilazione richiede fino a 4 minuti, mentre quella con lo strumento interno non supera mai i 30 secondi, e di solito ne richiede intorno a 5. Capite che se testo 10 volte, compilando con Gradle ci metto (10 * 2 minuti) almeno 20 minuti solo a guardare il pc come un cretino, mentre evitandolo (10 * 5 secondi) non mi succhia nemmeno un minuto intero.

Non mi importa cosa sia e perché esista questo Gradle, però almeno sarebbe utile lasciarmelo disattivare come facevo prima dell’ultimo aggiornamento.

Secondo problema è l’impossibilità di importare moduli esterni non compilati. Proprio non vanno, risultano sempre in errore e fanno crashare l’app. La cosa peggiore è però che ti dice che sono presenti degli errori ma che non te li fa vedere. Voglio dire, lo fa in un modo che è proprio oltraggioso. Si sono verificati X errori, ma col cavolo che ti faccio sapere quali sono.

Ed è tutto. Mi serviva più per sfogarmi che per illustrare bene Android Studio, e direi che sono riuscito nel mio intento.

2 tecniche per ottimizzare il tempo


Ottimizzare tempoNell’ultimo periodo mi sono dedicato al mio sviluppo professionale e in questo articolo voglio fare una riflessione su quella che è una parte di quanto ho esperito.

Tempo addietro, avevo sviluppato un’app…licazione (ai tempi si chiamavano così) per computer che consentiva di tracciare le proprie attività giornaliere, per averne poi un quadro generale.
Alla fine potevi anche confrontare le statistiche per settimana o mese (o anno, riuscendo ad arrivarci) e vedere come le tue abitudini sono cambiate nel tempo e a cosa sei solito dedicarti.

ANT

La domanda era questa: “Com’è che se ne va tutto il mio tempo?”.  Questo marchingegno l’ho creato per scoprirlo.

Essendo regolare e onesto nell’appuntargli tutto.

Sorgeva il problema che non hai il pc sempre con te e per tante cose dovevi andare a mente, oppure avere ‘Fuori casa’ come categoria generica.

Allora non c’erano gli smartphone che ci sono oggi e, quando ho scoperto che un’app simile esisteva per Android, ho subito iniziato ad usarla, estasiato.

AWT mainAWT viewAWT stats

All’inizio mi è pure servita! Notavo come passavo troppo tempo in attività poco costruttive e sono riuscito a dirottare la cosa. Sarà proprio per questo che poi non era più utile.

Ad oggi mi sono di nuovo perso e, per cercare di salvarmi, sto provando una strategia diversa: timer multipli.

Devo dire che anche per questa avevo scritto un software, l’avevo usato e mi era servito. E ho in mente di dargli una sistemata e diffonderlo.

In sostanza, anziché tenere traccia di tutte tutte le attività, crei dei timer con quelle tre o quattro cose importanti a cui vuoi dedicare del tempo ogni giorno. Scaduto il timer, STOP. Finito. Dedicati ad altro.

In questo modo si ottimizza il tempo perché devi solo premere play e pausa, senza dover perdere tempo a scrivere l’attività che hai svolto. Perdi le statistiche, però. Insomma la possibilità di fare un controllo a posteriori.

L’idea che mi era passata in mente era quella di creare un programma di tracciamento attività che, anziché lasciartele inserire una volta completate o cronometrare il tempo (come fa l’app che ho menzionato), ti permetta di scegliere quanto tempo intendi dedicare alla prossima attività, avvisandoti quando quel tempo è scaduto. Integrare quindi le due cose, sviluppare il tutto anche per cellulari, fornire un servizio di sincronizzazione e un’interfaccia di controllo online e magari aggiungere la condivisione sui social network.

Spero vivamente di non avere mai il tempo o la voglia di dedicarmici veramente, però intanto è stato un pensiero che mi ha fornito lo spunto per scrivere qualcosa su quest’argomento, riportare in vita due miei vecchi progetti, e magari aiutare qualcuno a ottimizzare il suo tempo.

Dig – raggruppamento icone


Avete il desktop che straripa di icone? Siete stufi di dover avviare ogni volta file e applicazioni andandoli a cercare nei rispettivi labirintici posti in cui li avete messi? Siete ansiosi di vedere finalmente una qualche applicazione creata da me?

Bene, oggi per voi sarà un giorno bellissimo!

DigDig (Desktop Icon Group) è un programma che ti consente di raggruppare più file o collegamenti a programmi su un’unica icona da mettere – genericamente – sul desktop. E da qui il nome.

Nella primissima versione tutto quello che faceva era indirizzare a una cartella e, al doppio click, copiare tutto il suo contenuto sul desktop. Avviando l’applicazione una seconda volta il contenuto veniva automaticamente rimosso. Non c’è modo di sapere da quale cartella viene avviato il programma, così l’unica scelta era quella di utilizzare sempre il desktop.

menuRecentemente ho pensato di ampliare le funzionalità e ho aggiunto un simpatico menu che si può vedere nell’immagine. La funzione citata sopra è sempre disponibile, la vedete in grassetto. Inoltre viene attivata se avviate l’applicazione tenendo premuto SHIFT.

Il funzionamento è intuitivo: dal menu scegliete l’applicazione che volete avviare e cliccate. Potete vedere che io ho messo solo programmi, ma nulla vieta di aggiungere file vari.

Spiego come funziona la cosa.

L’applicazione in sé è un eseguibile che potete mettere dove vi pare. Nel desktop ci saranno dei collegamenti a questo eseguibile che, con vari guazzabugli, riescono a dire al programma cosa inserire nel menu da mostrare, dove farlo apparire e roba varia.

interfaccia

Questa qui sopra è l’interfaccia che vi consente di impostare tutti i gruppi. Dai tasti sopra intanto potete aggiungerne, rimuoverne, metterli di lato e riattivarli.
A sinistra ci stanno tutti i gruppi che si trovano sul desktop, a destra quelli messi temporaneamente in una cartella dal programma (quindi disattivati, in un certo senso).
Al centro ci sta tutto l’occorrente per configurare il gruppo:

  • Nome gruppo: è il nome che il collegamento avrà sul desktop;
  • Percorso cartella: è la cartella che contiene i file facenti parte del gruppo. Con il tasto Apri viene aperta e potete inserire/togliere file comodamente. Consiglio di mettere queste cartelle nello stesso posto in cui è situato il programma;
  • Descrizione gruppo: appare quando vi portate col mouse sul collegamento. Nel mio caso è completamente inappropriato, in quanto si riferiva alla prima versione menzionata sopra;
  • Icona: l’icona del collegamento;
  • Programma predefinito: quando trascinate un file sul collegamento, questo file viene automaticamente aperto con un programma da voi scelto. Nel mio caso, trascinando un file sul gruppo Grafica, questo viene aperto col visualizzatore di immagini XnView;
  • menu ad anelloTipo menu: è l’ultima cosa che ho aggiunto, ancora in perfezionamento. Menu classico è quello che vi ho fatto vedere sopra. Il menu ad anello ve lo faccio vedere ora qua a destra. Non che sia questo granché, però rappresenta il fatto che voglio aggiungere menu svariati. La cosa bella è che non c’è bisogno di scegliere tra un tipo di menu o un altro, ma che entrambi possono coesistere. Come vedete fra i miei, per ogni tipo di gruppo c’è la versione normale e quella ad anello. Ovvio che è per test, ma nulla vieta di farlo.

Per dare due specifiche tecniche: il programma non gira in background ma viene avviato quando si avvia il collegamento e chiuso quando viene scelto un elemento del menu o si clicca da un’altra parte. Questo vale anche per il menu ad anello.
Una cosa che non ho detto è che, se non si vuole far chiudere subito il menu ma avviare prima più applicazioni, basta tenere premuto il tasto SHIFT.

I colori e i font non sono scelti da me, ma vengono presi dal vostro tema corrente, per adattarsi il più possibile. Alcuni esempi coi temi che ho io:

Embedded style Human Green HaruGreen

Embedded style

Human green

Haru green

Predefinita XP Predefinita 98 Seven remix

Predefinita XP

Predefinita 98

Seven remix

Ok, più o meno siamo sempre lì e almeno un paio potevo evitare di metterli ma vabè, come vedete ci sono più aspetti che possono essere modificati ma i miei temi ne cambiano massimo due ciascuno.

Dopo aver illustrato il programma, dopo aver dimostrato che a illustrare sono un cane, vi lascio al link per scaricare il programma tanto descritto sperando vi faccia altrettanto piacere: Scarica Dig v 1.8.

Metterò qui in basso i vari aggiornamenti.

30/06/2011: v 1.9

– Fatte modifiche alla grafica, soprattutto al menu ad anello.
– Ripulito codice, ho intenzione di rilasciarlo open.

Scarica Dig v 1.9.

L’ultima versione è sempre l’ultima.

Un test su un nuovo livello di gameplay


Iniziamo a parlare di gameplay, di making, di software engineering e tutte quelle cose fighe che faccio ma di cui non vi ho mai informati perché sospettavo non ve ne fregasse una mazza.

Perché allora ora ve ne parlo? Perché ho capito che invece vi interessa? No! Semplicemente perché ‘sta cosa che ho fatto voglio pubblicarla in più posti possibile, in ambiti più svariati in modo da trovare personalità diverse e ottenere più responsi possibile.

Ho già fatto una prima pubblicazione qui, in questo sito dedito al game making amatoriale, ottenendo discreti risultati. Ora pubblicherò la stessa roba sul mio blog, chiedendovi di provare ‘sta demo e farmi sapere cosa ve ne esce fuori. Magari è l’occasione per chi mi segue in silenzio per dire qualcosa che saprà per certo che mi interesserà. O magari è l’occasione per me di capire che in silenzio non mi segue nessuno. Eccovi il copincolla:

Mi interessava sapere se era possibile giungere a caratteristiche psicologiche del giocatore unicamente tramite l’uso che questo fa del controller (nel nostro caso la tastiera o, per i più audaci, il joystick).
A parte roba riguardante marketing e cose commerciali che non ci interessano, a parte la semplice curiosità, che questa cosa sia possibile, potrebbe aggiungere una variabile nel gameplay stesso, se non addirittura esserne la componente principale.
Per esempio, determinando lo stato d’animo del giocatore, potrebbero esserci personaggi che rispondono in una determinata maniera o in un’altra.
Potrebbero esserci personaggi che devono dare informazioni importanti ma lo faranno solo se il giocatore sarà dello stato d’animo giusto. Magari se sei nervoso nessuno ti parla. Se sei particolarmente allegro saranno gentili con te.
Potrebbe cambiare la ‘scenografia’ a seconda dell’umore.
Gli attacchi potrebbero essere più o meno potenti.
E tante altre cose minori che messe insieme creerebbero quel livello in più.

E questo è un po’ quello che ho pensato. Ora ovvio che, anche se, non andremo tutti a creare giochi con la componente umorale del soggetto, però mi è andato di fare uno script che testa alcune caratteristiche.
La demo che potete provare contiene questo script e il progetto è criptato onde evitare violazioni della privacy. Vi chiedo di provarlo e postare poi il risultato che uscirà fuori, quanto c’è di vero e come dovrebbe essere stata la risposta giusta qualora fosse sbagliata.

Questa demo iniziai a farla un po’ di tempo fa, prendendo ispirazione da un test su Facebook che dava un risultato in base alle direzioni che sceglievi.
Considerate che di psicologia ho solo qualche stralcio e, le risposte, oltre ad essere carenti su questo piano, sono anche scritte con i piedi.

Per esprimere un po’ il mio parere, io non so se essere scettico o no.
Da quello che sapevo e ho applicato nella valutazione del risultato, teoricamente, questa cosa dovrebbe essere possibile.
Dai risultati (pochi, effettivamente) che vengono fuori quando fai il test, praticamente, mi sembra un po’ una stupidaggine. Un po’ come dire che il sole è caldo o che lo zucchero è dolce, i risultati sembrano dire cose scontate.

Concludo. Più persone provano la demo e postano risultati, più possibilità ci sarà di affermare con certezza l’una o l’altra ipotesi.
Se la cosa funziona, con l’aiuto magari di uno che studia psicologia, potrei rilasciare uno script che semplicemente imposterebbe una variabile “Umore” a un numero. E il resto sarebbero eventi.

Ma è tutto da vedere.

Demo

P.S.: si può notare che ho usato termini quali “script” e “variabile” noti prettamente all’interno di community dedite a questo genere di cose. Dove non vi è chiara qualcosa, semplicemente, sorvolate. L’importante è il vostro feedback. Grazie.

Traduzione italiana per ImTOO 3GP Video Converter (v. 2.0.0)


Volevo in qualche modo dimostrare che talvolta mi rendo utile anch’io.  Guardando però in giro, ho notato che l’ultima versione del programma è di ben 3.qualcosa punti avanti dalla mia, perciò non so quanto il mio gesto di condividere questo linguaggio tradotto da me sia utile.

Io, per motivi miei che non vi spigherò, sono costretto ad usare questa versione (2), quindi la versione nuova (5 e altri numeri) non la scarico proprio, visto che anche quella che ho funziona benissimo su Windows 7. Però, vedendo l’elenco dei cambiamenti, mi sono reso conto che la versione più aggiornata di tre punti e più, fa le stesse cose della seconda. A parte il risultato ironico della cosa (infatti cambiamenti sta in corsivo), la conclusione da trarne è che, forse, il linguaggio andrà bene anche per quest’ultima versione. Sempre che nell’ultima non sia già incluso. L’italiano è una lingua importante.

In ogni caso, se avete anche voi la 2.0.0 e non vi va di aggiornare all’ultima (per questioni come quelle mie o per questioni di leggerezza o altro), questo linguaggio vi sarà utilissimo.

E comunque, sempre per dirla tutta, ho recentemente installato SUPER © che è gratuito e, anche se l’ho provato solo con file audio, sembra affidabile. Solo che non ha il player integrato, mi pare. E poi è anche questo in inglese.

Tagliando corto, qua potete scaricare il file. Se dovessero cancellarlo, ditemelo nei commenti che lo reinserisco. Se lo usate in un’altra versione e funziona, per favore, fatemelo sapere, così possono usarlo anche altri.ImTOO 3gp video converter 2.0

Per utilizzarlo:

  1. Recatevi nella cartella dove si trova il programma.
  2. Entrate nella cartella “lang”.
  3. Copiate il file scaricato lì dentro.
  4. Aprite il programma.
  5. Dal menu “Settings” selezionate “Language” e poi “Italiano”.

Volevo mettere delle immagini esplicative ma mi sembra abbastanza facile così.

Per ogni evenienza, ci sono i commenti.

P.S.: Lo so che dall’immagine che ho messo, sembra fare davvero schifo, ma l’altro tema incluso è molto meglio. Inoltre quest’immagine mi sembra un po’ taroccata, visto che mi risulta parecchio difficile che da un mp3 si visualizzi il video nell’anteprima.

Gli Assistenti di Office che non ci sono più


clippy

Ebbene, chi non ricorda Clippy, la simpatica (beh…) graffetta che ci teneva compagnia mentre scrivevamo su Word, così come il cane, che rovistava all’interno dei nostri file quando cercavamo qualcosa su Windows XP. E sì, chi ha avuto Windows ME aveva anche lì Merlino, sempre un Assistente di Office. Lo stesso credo valga per Windows 2000 (anche se non lo so, ma essendo nel mezzo fra i due, dovrebbe averli) e, per chi XP l’avesse installato da sé, avrà potuto notare un punto interrogativo animato nelle ultime fasi dell’installazione. Già, era un’Assistente anche quello.

In Vista e nell’Office corredato, in 7 e nell’Office 2010 (credo) e nei pacchetti futuri, questi Assistenti non ci saranno più.

A qualcuno magari saranno stati non antipatici, ma magari un po’ sulle palle, però a me, sinceramente, mancano. Ne sento la mancanza, insomma.

Già mi ero preoccupato quando, nel passaggio da Office 2000 a Office XP avevano rimosso Genius, e poi mi sono semplicemente fatto due risate quando ho letto effettivamente nella guida che non era compatibile o comunque qualcosa di simile. Poi l’ho ricopiato e usato manualmente, insieme a tutti quelli che stanno nella funzione ricerca di Windows.

Insomma, io li collezionavo e avevo anche trovato il modo di farne da me (nel caso avessi proprio del tempo da buttare. E infatti non ne ho mai fatti).

Ora però dobbiamo guardare in faccia la triste realtà: non ci sono più, sono aboliti, obsoleti, antiquati e laggosi, per cui basta, andremo avanti senza.

Addio, Assistenti di Office. Resterete sempre nel mio CD di ripristino di qualche anno fa.