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Una vera conclusione è una conclusione che non c’è


Per come sono messo, col cavolo che scriverò ancora qualcosa.

E scrivere un altro articolo dove lo dico un po’ mi sembra una cosa idiota, e un po’ una cosa che va fatta. Non sono tanto convinto di volerlo scrivere veramente, ma so che finché non lo faccio rimarrò nel dubbio e non avrò mai possibilità di scrivere niente di nuovo o sensato.

Quindi pazienza, accollatevi il fatto che ogni tanto dico che non scriverò più perché la vita così e colà.

Per poi ritornare a scrivere a ruota, con buona probabilità.

Non scriverò però sicuramente niente di personale. Ho troppa pressione per poterci pensare. I problemi ormai ho soltanto il tempo di ignorarli.

Una cosa che mi andava molto di fare è mettermi a scrivere qualche articolo tecnico. Alla fine lavoro e sarebbe bello parlare un po’ di quello che faccio. Il passo successivo sarebbe quello di mettermi a fare qualche presentazione delle cose che comunque devo prima scrivere.

Per il resto, tanti ma veramente tanti progetti, di tutti i tipi. Ma sono solo cose che utilizzerò per esercitarmi nel migliorare la mia capacità di ignorare le cose.

Sono perlopiù progetti fighi, ma chiaro che ormai ho un filtro, e tutte le cose che mi va di fare sono quelle veramente belle. Però tempo ce ne vuole troppo, e la sicurezza o anche solo speranza che un progetto possa portarti da qualche parte è molto scarsa se non del tutto assente.

Passando da periodo a periodo sono arrivato in quello dove scrivo, però. Per cui eccomi qua.

La cosa che dispiace più a me che a chiunque altro è che non so per quanto tempo durerà.

E mi lamento che il problema è che lavoro troppo, ma la verità è che con tutte le cose che mi passano per la mente anche avendo tutti i giorni liberi per tutto il tempo non riuscirei a portare a termine nemmeno una cosa.

Nell’ultimo periodo quello che mi riesce è sviluppare per Android, perché lo faccio a lavoro. Sono Android, quasi tutto il giorno. Non parlo di altro, non vedo altro, per quasi una decina di ore dal lunedì al venerdì. E scrivo, codice. Ma non frasi, niente di articolato, niente di loquace. Cosa che mi distrugge. Cosa che mi porta a ragionare in codice anche per quelle quattro ore che mi rimangono. Mentre torno a casa, mentre cucino, mentre mangio, mentre vado a dormire.

Scrivere qualcosa su Android, in maniera articolata mi aiuterebbe a cambiare un poco le cose senza uscire dal ciclo. Che tanto non posso.

In ogni caso ci tenevo a dire che non sarà questo blog il target, state tranquilli.

E questo… Ah, e sì, sono ancora vivo.

Stallo


Sì, sì, lo ammetto: non so che scrivere!

Dopo quei quattro articoli-cavolata che avevo archiviati nel pc come scartati (e che probabilmente avrei fatto meglio a lasciarli lì) avevo l’intenzione di tornare a scrivere, ma boh, i tempi son tanto tristi che manco scrivere più aiuta a sfogarsi. E pare una gran perdita di tempo. Pare una cazzata. E nemmeno leggo più, per gli stessi motivi.

Potrei dire cosa faccio, ma sarebbe un triste elenco senza anima né calore… OK! Perfetto!! :D

Sono costretto a lavorare. Cioè, siamo tutti costretti a lavorare, se vogliamo campare. Ma non intendo un fatto economico, in quanto in Italia non è detto che lavorare significa guadagnare. Ho lavorato dal meccanico qualche settimana; per comprarmi l’abbigliamento adatto, sottraendo la paga, sarebbe venuto fuori che ci dovevo mettere soldi di tasca mia.

Volevo anche iniziare una serie di racconti con le mie avventure lì. Avevo già trovato i soprannomi a colleghi e principale, insieme ai loro motti. Ma vabé.

Adesso invece lavoro con mio padre, magari qualcosa potrò raccontare, lasciatemi accumulare un po’ di esperienze…

Quindi, dicevo, costretti più in senso di salute. Uno che non lavora (ossia che non si muove, non lavoro lavoro) non è vivo. E anche se volessi pensarla diversamente, sono circondato da persone che ne sono convintissime. E in fondo sì, è condivisibile. Solo che mi sembra ci sia qualcosa che non vada nell’applicarsi a lavori (stavolta nel senso lucrativo) che richiedono grossi sacrifici e sforzi, ricompensandoti con l’arrivare a stento a fine mese. Non so, che ne dite?

“La vita e la bici hanno lo stesso principio: devi continuare a muoverti se vuoi stare in equilibrio.” – J-Ax

Lo so, che la soluzione non è così facile, ma per me lo è: preferisco morire di fame che dedicare la vita a qualcosa che, diciamolo, è profondamente sbagliato. Quindi se non troverò un lavoro la cui retribuzione è bilanciata con l’impegno, via. Non è detto io debba vivere per forza.

Chiusa parentesi, sto riuscendo a creare il primo videogame per cui otterrò una paga!

Anche questa è infima, riaprendo la parentesi, ma perlomeno faccio quello che mi piace, e poi mi gestisco il tempo io, e non comporta stanchezza fisica, cosa che mi lascia libero di fare palestra, ad esempio, se voglio fare movimento.

Problema è però, che devo fare anche il lavoro-lavoro, quindi questa cosa del videogame mi frega tutto il tempo libero e sto specie facendo la muffa, a fare sempre l’uno o l’altro. Non sto avendo il tempo di godermi il fatto che, cavolo, sto sviluppando un videogame per cui mi pagano!

E tra l’altro mi piace un sacco perché l’idea è innovativa: un genere nuovo! È un ibrido fra due già esistenti, sì. Ma non l’aveva mai fatto nessuno :D
E poi in Italia! Insomma motivi per essere contentissimo li ho, mi manca però il tempo per esserlo. E quindi niente.

 

Poi poi, ho co-fondato un team con cui sviluppiamo giochi per piattaforme Android, smartphone e tablet. Come se non bastasse tutto il resto, esatto.

Sicuramente poi pubblicizzerò tutto a tempo debito, ne sentirete ancora parlare :D

 

E nel frattempo, velato ma presente, c’è che questo blog lo sto odiando. Quindi magari ne ricomincerò uno, su una piattaforma più intelligente di WordPress, magari incentrandolo sin dall’inizio sull’informatica che su filosofia spicciola e lamentele varie.

Aspettatevi di tutto. Ma non il mio Breil.