Archive for the ‘ Libri e scrittura ’ Category

Puah, ma è di genere!


Questa cosa a me era nuova. Praticamente c’è una distinzione fra alta narrativa e narrativa di genere. E dai nomi, direi che è scontato il modo in cui viene valutata la narrativa di genere.

Praticamente i sostenitori dell’alta narrativa, considerano questa senza genere, senza un filone da seguire.

Da un lato sono d’accordo: bisogna sperimentare, sentirsi libero e non farsi rinchiudere nei limiti di un genere solo per soddisfare chi legge solo quello e ama solo quello (che secondo me comunque non è vero, perché se uno legge sempre cose limitate a certi argomenti DEVE stancarsi prima o poi e voler estendersi).

Dall’altro lato, però, come lettore, mi sembra una cosa troppo importante poter sapere di che genere è il libro che voglio acquistare. Una sorta di tag. Non è tanto perché mi piace un genere e voglio solo quello, ma anche (e soprattutto) per poter compiere una scelta volontaria quando scelgo di leggere qualcosa di diverso. Il titolo e la copertina non bastano mica. Un sunto del contenuto è limitato (alla fine tutti i romanzi narrano storie; se c’è una ragazza che scompare e i genitori che la cercano, non è implicito che sia stato un drago cattivo a divorarla – indi fantasy –, un varco spaziotemporale a portarla in un futuro in cui deve risolvere il mistero di un assassinio – fantascienza, thriller, giallo – o se sia scappata con l’amore della sua vita – rosa – ).

Il lieto fine di questo argomento, è che nelle librerie gli scaffali sono suddivisi in generi, e l’alta narrativa è considerata uno dei generi della narrativa di genere. Ben gli sta.

[Liberamente ispirato alla spiegazione che dà Wikipedia in merito]

Letto “Le invio un manoscritto. Attendo contratto” di Aldo Muscatelli


copertinaGià da un po’ non pubblico più “recensioni” dei libri letti (non erano vere recensioni, infatti ho sostituito la parola col semplice “letto”) perché se quello che devo scrivere sono critiche, preferisco non scrivere niente (se qualcosa non piace a me allora vuol dire che fa proprio schifo, o che l’ho fatta io. E forse fra le due non c’è tutta questa differenza), mentre se il mio parere è positivo, a lungo andare, sembra che io dica solo cose positive (un regime quasi promozionale, quindi).

La strada che ho deciso di seguire, alla fine, è quella di rendere noti soltanto quei pochi libri che meritano veramente, scartando brutalmente anche quelli che solo si avvicinano a questo livello (livello deciso, sia chiaro, arbitrariamente da me).

La seconda cosa da notare è che mi spingerò ancora di più nel personale. In giro ci sono un sacco di recensori, perlopiù gente che quasi ama abbattere qualsiasi lavoro e che da l’impressione che non ci sia niente di buono in niente. O, secondo l’impressione che ha più colpito me, che loro capiscono tutto e sanno distinguere un buon libro da uno scadente a differenza di me che prima di leggere i loro articoli avevo opinioni parecchio diverse (non ho mai capito perché Dan Brown faccia così tanto schifo ai più. È proprio una questione di profondo rigetto, e non ho mai visto nessuno parlarne bene. A me piace, e non è solo una questione di fama). Ho perciò deciso di tagliare la testa al toro e dire una volta per tutte che no, io non sono un critico, né voglio in un qualche futuro avvicinarmi a tale carica: scriverò più pareri (“a me è piaciuto”, “mi ha annoiato”) e meno dati di fatto (“il libro è buono”, “il libro è scadente”).

Tutta questa riflessione mi è sembrato opportuno riportarla qui, nell’articolo dedicato a un libro sull’editoria esaminata nei rapporti con gli scrittori emergenti, con il resto del mercato (editorie di dimensioni diverse, librerie, distributori e così via) e infine con i lettori.

In quest’ultimo punto parla del grande numero di persone che, solo leggendo qualche libro, subito si improvvisa scrittore e recensore. E questa situazione è positiva, dato che ci sono addirittura persone che si improvvisano scrittori anche senza aver letto niente. A me scrivere è sempre piaciuto, solo che in passato, quando non avevo ancora letto niente, a scrivere qualcosa di mio, semplicemente non ce la facevo (a un certo punto stracciavo tutto). Ora per il fatto che ci riesco mi sembra di stare migliorando, ma con pazienza, volontà costante e tempo. Quindi mi sento “in regola” fatta eccezione per le recensioni che facevo (comunque senza chissà quali pretese). Per il fatto che ho un blog è naturale che parli di quello che faccio, soprattutto se questo è lettura, e da qui il discorso scritto all’inizio.

Il libro non racconta una storia (non è un romanzo), ma fa chiarezza su molti punti e, a mio parere, andrebbe letto da chiunque abbia intenzione non solo di scrivere, ma anche di iniziare un’attività commerciale inerente, di avere un blog letterario e, addirittura, di comprare un libro.

Per riassumere alcuni dati più rilevanti presenti nel libro direi che:

  1. In Italia ci sono più scrittori esordienti che lettori (e questo nell’ambiente si sapeva già);
  2. Un gran numero di libri viene pubblicato con un pagamento sostenuto esclusivamente dallo scrittore e quindi a prescindere dal talento dello stesso (risultato che le librerie sono piene di libri brutti e che, anche per questo, l’esiguo numero di lettori subisce ulteriori perdite);
  3. Gli scrittori non sempre sono a loro volta lettori (l’ho già detto sopra, ma mi stupisce troppo);
  4. Le librerie non si interessano minimamente a far conoscere libri di scrittori nuovi e connazionali, visto che vendono di più i libri di personaggi famosi (sia del mondo letterario che non) e che i libri invenduti possono essere tranquillamente restituiti alle editorie e rimborsati;
  5. I lettori “forti” italiani sono un 4-5% e il termine “forti” corrisponde a un 12 libri letti annualmente. Questo termine, per esempio in Francia, viene usato per persone che di libri ne leggono almeno 25.

Ma ribadisco che va letto tutto. Non è lunghissimo, se ve lo state chiedendo.

Scrivere è una cosa bellissima, e non sono l’unico a pensarla così.

Leggere lo è anche di più, seppur quello che si prova è differente nei due casi, che spesso si completano a vicenda (DEVONO completarsi a vicenda?).

Difendiamo la scrittura. Nel nostro piccolo possiamo fare tanto (preferendo roba di qualità. Cosa che, fra l’altro, rientra nel nostro interesse) e questo libro offre una visione grandangolare di quella che è la situazione letteraria in questo Paese (cioè dice molto più di quanto possa dire io in un breve articolo. E mi pare giusto).

Dal canto mio, cercherò di comprare libri di scrittori italiani, libri nuovi o comunque contemporanei (perché ho pensato che se compri un classico – il cui autore, ahimè, non è più tra noi – difficilmente stai finanziando un qualche scrittore. Una casa editrice magari sì, però se questi guadagnano coi classici possono fare a meno di proporre nuovi autori e ‘mangiano solo loro’. A meno ché, in questi casi, qualche soldo vada anche ai discendenti dello scrittore, ma anche se fosse non stai comunque finanziando la scrittura) e, se dovessi riuscirci, libri di qualità (quindi scritti bene, scelti per merito e non dietro un pagamento, e altri fattori assai soggettivi e che preferisco non dire, come l’avere una bella copertina) e originali (nel senso di innovativi e non una copia di altri libri famosi, come la maggior parte dei fantasy).

Bene, con tutte le dita incrociate del caso, ci vediamo in libreria!

Ma come si fa a scrivere?


Nella mia improbabile carriera di scrittore, ancora non ho fatto molti passi. Quello del cominciare, però, mi sembra l’abbia superato da un pezzo; ragion per cui, mi sento di poter scrivere tranquillamente questo articolo.scrivere

Il tutto è cominciato da una riflessione.

Ero al secondo capitolo del mio libro e ne stavo parlando con un amico. A un certo punto questo mi ha detto: “Ma come fai a scrivere un libro intero? Io non saprei andare più avanti di qualche pagina!” e io lì per lì ho risposto con naturalezza: “Beh, basta che hai qualcosa da scrivere e poi vai aggiungendo dettagli e quest secondarie“. Per la cronaca, le quest secondarie sono delle missioni di contorno dei giochi in cui ti avventuri con un personaggio. Anche lui creava giochi come me quindi pensavo che la cosa fosse chiara.

Adesso, però, ho ripensato a me, a quando andavo a scuola e, nei compiti in classe, non riuscivo a riempire mezza pagina del foglio protocollo. No, davvero, nei compiti di italiano andavo sempre male, eccetto quando una delle tracce consisteva nel creare una storia.

Penso che se andassi a scuola ora, quei fogli protocollo li riempirei di brutto. Non potendo tornare indietro, però, ho pensato di condividere quelle fasi da me seguite per prendere dimestichezza con la scrittura. Quindi:

Come iniziare a scrivere

Questi che seguono sono solo i percorsi seguiti da me, che, direi, hanno funzionato. Non garantisco che possano funzionare con tutti, né che la mia sia una lista esaustiva, ma ci provo.

  1. Leggete libri. È senz’altro il primo e più importante passo, e va trattato con cautela. Innanzitutto, non leggete la prima cosa che vi capita, se non vi attira: potreste inconsciamente (e non) decidere che i libri sono tutti brutti e noiosi . Soprattutto, non leggete roba di alto contenuto, tipo La divina commedia e I promessi sposi. Non che abbia qualcosa contro questi libri, ma evitate di dare troppo retta a chi dice che se non hai letto X allora non puoi essere in grado di scrivere, ecco. Primo perché scrivete quello che leggete. Una volta in un blog sulla scrittura (si parlava di personaggi) ho letto che se non stai attento finisci per raccontare la storia di te che incontra il personaggio dell’ultimo film che hai visto, ed è vero. Secondo per una questiona linguistica. Leggere l’italiano attuale aiuta ad imparare l’italiano attuale. Leggere altre lingue invece no. Poi certo, se questi libri vi piacciono, leggeteli, ma è importante leggere anche altro di più recente. Soprattutto se avete già idea di cosa vi piacerebbe scrivere, iniziate da libri dello stesso genere. Col tempo, comunque, spaziate sempre; magari scoprirete che qualche altro genere vi piace di più. Se andate ancora a scuola, è importante notare come sembra che cerchino di farlo apposta a farvi odiare la lettura, partendo da un presupposto del tutto contrario a quanto ho affermato io a partire dalla seconda sentenza (potete rileggere, se volete);
  2. Continuate a leggere. Magari a un certo punto vi stancherà leggere e vi verrà di lasciar perdere. Provate in questo caso a forzarvi. Se, una volta iniziato, andate avanti con gioia, allora continuate. Altrimenti, lasciate perdere. Riprenderete più avanti con lo stesso o con un altro libro, quando vi verrà voglia. Quando la lettura quotidiana, o perlomeno la voglia di lettura quotidiana verrà spontanea, sarete pronti per i passi successivi;
  3. Scrivete un diario personale. È quello che ho fatto io e mi ha aiutato tanto. Inoltre rileggere di avvenimenti passati fa tornare in mente cose completamente dimenticate, cose importanti, magari. A seconda di quanto siate riservati, è preferibile che quello che scrivete sia letto solo da voi. Io ho scritto tutto in file di testo sul cellulare e poi li ho inseriti in un file compresso criptato sul computer. Voi magari proteggetelo un po’ di meno. La cosa fondamentale è che dovete essere liberi di scrivere tutto tutto tutto, anche cose che non direste mai, anche i vostri pensieri sporcaccioni, se ne fate. Cercate comunque di scrivere come se lo steste raccontando a qualcuno. Dategli un tono da libro, descrivete ambienti, sensazioni, dialoghi. Io ho smesso perché il file sul cellulare si era fatto grande e scriveva troppo lentamente per via della poca memoria. Voi fate come volete;
  4. Inparate l’italliano. Come o fatto io. Se siete ad un livello pietoso, allora è meglio cominciare da questo punto. Altrimenti, il leggere vi darà già un buon assetto. Per arrivare poi alla perfezione, date una controllata alle regole grammaticali più importanti. Da web o dai libri di grammatica, potete scegliere. Cercate di non essere troppo tassativi con voi stessi: se una regola non la sapevate, ora la sapete; se una regola non la sapete e non sapete di non saperla, pazienza, prima o poi la scoprirete. Io per esempio non avevo chiaro quando apostrofare ‘un’, e poi da qualche parte ho visto che lo si fa con parole di genere femminile (un albero, un’anatra). Ho scoperto che ‘po” si scrive con l’apostrofo finale e non con l’accento perché è l’abbreviazione di ‘poco’. Pertanto, anche quando mi chiamate ‘Miche”, dovete usare l’apostrofo, in quanto abbreviazione di ‘Michele’. Ho scoperto che ‘perché’ si scrive premendo ‘shift’ insieme al tasto ‘è’ perché ci vuole quella con l’accento acuto. Sono delle regole non molto usate, perciò è difficile venirne a conoscenza. Leggendo con attenzione, però, potrà capitarvi di far caso a questi particolari. Se succede, non li ignorate. Mai;
  5. Imparate le tecniche. Le tecniche di scrittura. Comprate libri al riguardo, leggete blog di scrittori, fatevi dare anche qualche consiglio, se ve lo potete permettere. Qui seguite quello che vi dicono, non credo che mi cimenterò mai a spiegare qualcosa su questo punto. Quello che posso consigliare è: 1) questo libro, 2) di scrivere i punti principali di quello che imparate (li memorizzate meglio, è un esercizio di scrittura, li avrete rapidamente a disposizione), 3) attingere da più fonti e, possibilmente, fare un confronto per vedere su cosa vanno tutti d’accordo o su cosa ritenete più giusto o meglio per voi personalmente;
  6. Iniziate a scrivere un libro. La maniera migliore per imparare le tecniche, è usarle. O comunque lo è per ricordarle nel lungo termine. Scrivete, quindi. Ogni tanto tornate a leggere dall’inizio e notate se trovate errori e punti da correggere. Se non fosse così, o siete già perfetti, oppure non avete ancora imparato bene. E purtroppo qui la differenza è sottilissima. Se il vostro obiettivo principale non è scrivere un romanzo per intero, ma solo migliorare la capacità di scrittura, scrivete lo stesso, anche qualcosa di breve. Se proprio l’idea di scrivere un libro voi non vi piace per niente, allora questi punti 5 e 6 potreste anche saltarli, mentre i successivi 7 e 8, regolarli a vostro piacimento;
  7. Aprite un blog. Mentre continuate la stesura del libro, aprire un proprio spazio aiuta a maturare, a fortificare le proprie opinioni, a conoscere il potenziale pubblico (cioè quelli che leggono). È un ottimo modo per imparare a trovare argomenti su cui discutere e gli interventi di persone che magari non vi conoscono possono farvi capire come è vista la vostra scrittura mantenendo riservato il contenuto del vostro libro (altrimenti vi toccherebbe far leggere il libro per avere un parere esterno, no?);
  8. Munitevi degli strumenti necessari. La scrittura è informatica. Io avevo pensato di scrivere per fare un’attività che mi tenesse lontano dal computer. E ho anche iniziato a scrivere su carta. Ma la cosa non ha senso perché i libri vengono scritti al computer e stampati tramite computer. Quindi sono necessari anche dei programmi per PC. Per quanto riguarda il blog innanzitutto installate i pacchetti di dizionari sul vostro browser. Per Firefox e Opera sono sicuro che ci siano perché li sto usando. Vi segnaleranno gli errori anche durante i commenti e i post in tutti gli altri siti. Per pubblicare nuovi articoli, invece, se non volete usare l’interfaccia del blog stesso, potete usare Windows Live Writer, o simili. Per quanto riguarda il libro, invece, oltre ad usare un programma per scrivere, potreste trovare comodo un programma di mappe mentali come FreeMind o un tool per la scrittura come yWriter.

Spero che quanto detto possa essere utile a qualcuno. Sarei anche felice di ricevere dei pareri e, possibilmente, dei risultati.

L’invasione degli occhiali assassini


Luglio 2010 – Rifugio n° 5

Miche’” disse Giacomo, avvicinandosi verso di lui “ne vuoi un po’?”
Michele alzò lo sguardo lentamente e con riluttanza, stanco per com’era. “No, grazie” rispose.
“Ma saranno due giorni che non tocchi cibo, come puoi andare avanti così?”
“Per adesso posso resistere, preferisco non sprecare quel poco cibo che abbiamo, non sappiamo quanto tempo ancora dovremo restare chiusi qui”
“Uno spreco non è” fece, con disappunto. “Se è così allora non mangio neanch’io” decise.
“Che centra? Tu mangia se ne hai bisogno, sono io che voglio farne a meno”
“No, tranquillo, penso che hai ragione tu”. Si sedette accanto a lui. “Certo che una situazione così… chi poteva dirlo?”
“Già… se penso ai progetti che avevo per l’estate, tutti andati in fumo!”
“Io però voglio vederla in positivo”
Michele guardò Giacomo, perplesso.
È meraviglioso che siamo ancora vivi” spiegò.
“Certo…”

La gente attorno era perlopiù spaventata e seduta ai lati del muro o sdraiata per terra. Molti piangevano e Michele credeva che fra di loro ci fosse anche qualche cadavere. Sperava fortemente che era un’idea erronea.

Ripensò a quando tutto era cominciato. Era il mese di marzo e il mondo era eccitato da una novità: i film in 3D. La gente affluiva nei cinema sempre con più frequenza e tutto sembrava bello, tanto che anche lui voleva andarci.

Sembrava, appunto, perché un giorno risuonò la notizia che una bambina si era ammalata ad un occhio per colpa solo ed esclusivamente di un paio di occhiali indossati un paio d’ore. “Stupidaggini!” Fu quello che pensò la maggioranza delle persone, e nessuno tenne conto di quel segnale. Il prode, favoloso e utilissimo Ministero della Salute, però, se ne rese conto, e avvertì il mondo: “Gli occhiali sono cattivi! E vogliono ucciderci!”

Ma nessuno ascoltava, nessuno voleva crederci.

“Com’è che tu non sei andato al cinema?” lo interruppe Giacomo.
“Sai, è buffo” sorrise “in quel periodo non avevo molta voglia di vivere. Andare al cinema mi sarebbe piaciuto un sacco; quello che non sapevo era se fosse in qualche modo utile fare ciò che mi piace
“Ah. Ti spiace se ti dico che trovo che il tuo sia stato un pensiero assolutamente idiota? Certo, un pensiero idiota che ti ha salvato la vita, ma pur sempre idiota”
“No, fa’ pure”
Giacomo si aspettava che Michele gli porgesse qualche domanda in merito alla sua storia, ma lui preferì tornare ai suoi pensieri.occhiali cattivi

Dopo un film 3D di un certo Tim Burton mancato, Michele si era ripromesso che il prossimo film di questo tipo sarebbe andato a vederlo senza eccezioni.

Avvenne ad Aprile. C’era un film sui conigli pasquali venuti da un qualche pianeta che volevano distruggere il genere umano. Un film stupido, si diceva in giro, ma era in 3D.

Tutto cominciò quel giorno. Il film veniva trasmesso tre volte e Michele stava per arrivare nel cinema alla seconda trasmissione. Quello che vide lo segnò.

La gente fuggiva dal cinema, terrorizzata. “Vogliono sterminarci! Sono venuti qui per farci a fettine!” Urlavano. “Stanno prendendo in giro il film” pensò Michele. Chiunque avrebbe pensato la stessa cosa. “Corri, finché puoi!” Gli urlò uno che gli passava accanto. “Ma io devo vedere il film!” Esclamo lui, stando al gioco.

Facendosi spazio fra la folla urlante, entrò finalmente nel cinema e capì. Gli occhialini 3D avevano preso possesso del corpo dei loro utilizzatori e modificano geneticamente la loro conformazione fino a farli deperire, dopo avergli ordinato di metterli sugli occhi di qualche altro povero innocente, che avrebbe fatto la stessa fine. Le grida esasperate che venivano da dentro l’edificio, le persone polverizzate, gli sguardi sofferenti dei pochi addetti ai lavori ‘catturati’ dai ‘cattivi’, tutto era terribile. Michele restò come ipnotizzato, si riprese solo quando fu visto e si accorse che venivano verso di lui. Corse e riuscì a nascondersi, fino ad incontrare Giacomo, che sapeva dell’organizzazione dei 5 rifugi segreti.

“Stai bene?” Gli domandò Giacomo quando vide che stava tremando e sudando. “Non ci pensare, può solo farti stare male. Ormai è passato, quando saranno tutti polverizzati potremo uscire”
“Hai ragione” disse Michele, riprendendosi dai suoi brutti pensieri. “Hai assolutamente ragione”

Fine.

Mi sembra ridicolo quello che sta succedendo tutto attorno a questi occhialetti. Così, per ‘pareggiare’ un po’, ho pensato di raccontare qualcosa di tragico, così compensa.

A parte gli scherzi, spero che si rendano presto conto di quanto stanno costruendo su una base di disinformazione, altrimenti scriverò anche un articolo serio, ma solo dopo aver vissuto la mia esperienza.

Se non rimarrò polverizzato. ^^

Michele e la terra di Blogger


Erano pressapoco le 5:00 quando Michele si addormentò quella notte. Le ore precedenti erano state un continuo girarsi e rigirarsi fra le coperte mentre la sua mente vagava in mondi immaginari e privi di realismo tangibile.

Nonostante odiasse la cosa, fu perciò costretto a schiacciare un sonnellino pomeridiano il giorno dopo, o i suoi occhi non avrebbero retto.

Si svegliò alle 17:00, e non attese un momento per cercare di far diventare realtà quello che la notte prima non lo aveva fatto dormire: un blog su Blogger.

La sua idea non era la solita, ma era qualcosa a cui pochi, se non nessuno avevano mai pensato. E avevano ragione, aggiungerei io. Michele, comunque, era completamente preso da quelli che erano i suoi pensieri ed era deciso ad andare fino in fondo.

Salì la scala a giorno che si trovava nel salotto dove aveva dormito, attraversò il corridoio angolare e si tuffò repentino dentro la sua stanza, dopo avere aperto la porta.

Si ripeteva fra sé e sé: “I vantaggi di Blogger sono:

  • HTML personalizzabile. Non PHP, ma va bene lo stesso;
  • Migliore indicizzazione (Blogger è proprietà di Google);
  • È un blog in più;
  • Possibilità di guadagnare qualche spicciolo con gli annunci AdSense.”

Era entusiasta. All’inizio pensava che avrebbe cambiato WordPress con un dominio proprio o con Blogger, in quanto WordPress non era abbastanza. Ma ora aveva avuto questa trovata, e aveva così capito che non c’era bisogno, di una tale amenità.

La sua gioia fu però smorzata quando, aprendo il blog, gli annunci di AdSense erano spariti, lasciando uno spazio vuoto al loro posto.

“Cosa può essere?” si chiese.

In realtà lo sapeva.foglio

Quando aveva creato e impostato il blog, mentre era nella fase di prove tecniche, per un qualche errore sconosciuto, la forza degli annunci di AdSense gli si rese visibile per mezzo di un tasto con dei trattini dentro. Cercò di fare il possibile, ma il puntatore veniva con forza risucchiato all’interno di esso e così alla fine, stremato e pieno di sudore, emise l’ultimo clic, quello che avrebbe distrutto tutto il suo progetto.

Ma non voleva crederci. Non poteva essere vero.

Andò nel menu di personalizzazione del blog, puntò dove avrebbe avuto altre informazioni, e l’inverosimile gli apparì davanti: “Your account has been deactivated, enjoy! If you want to enjoy the enjoying more, click here.”

Avrebbe voluto fermarsi, ma il suo puntatore fu per la seconda volta trascinato dalla tremenda forza centrifuga di AdSense. Stavolta non tentò  nemmeno di reagire, anzi ausiliò il mouse nel suo movimento. E cliccò, la dove avrebbe trovato la scomoda e distruttiva verità: i sacri Comandamenti di AdSense.

Lo schermo lampeggiò, poi si inerì e infine sfumò in bianco. Dal fondo iniziarono ad apparire i Comandamenti in elenco.

  • [0] Io sono Google, il tuo motore di ricerca;
  • [1] Non dovrai avere altri sponsor all’infuori di AdSense;
  • [2] Non dovrai farti alcuna iconcina o immagine scolpita e metterla accanto agli annunci di AdSense per invogliare a cliccare;
  • [3] Non ti fermerai accanto agli annunci e non li cliccherai, perché io, AdSense, sono il tuo fornitore di sponsor, un fornitore di sponsor geloso, che punisce la colpa di chi ha usato la propria mano per portare il mouse fino al terzo o al quarto link, per cliccarlo;
  • [4] Mai citare AdSense invano, né per incoraggiare i click, perché Google non lascerà impunito chi avrà abusato della sua benevolenza;
  • [5] Per avere i ricavi devi aspettare due mesi. Se nel frattempo commetti peccato, avverrà la cessazione del tuo conto, e i soldi in tuo possesso ti saranno in verità detratti, perché sei stato ingiusto, e i tuoi atti sono stati impuri;
  • [6] Non usare Yahoo!;
  • [7] Non usare Bing;
  • [8] Non usare eMule;
  • [9] Non usare Facebook;
  • [10] Non desiderare YouTube, né Blogger, né Lively3D, né altra cosa che appartiene a Google;
  • [10+] Google è amore.

10+ come il pollo Amadori, infatti la desinenza è quella, fu il primo pensiero di Michele, ma la sua mente dovette concentrarsi su ben altro.

Michele era certo che di lì a poco sarebbe morto, perché “nessuno può vedere Google AdSense in tutta la sua potenza e restare in vita“, ma evidentemente la benevolenza del motore di ricerca fu tale da mostrargli solo una piccola parte di ciò che la sua forza è in realtà, così da lasciarlo in vita ma allo stesso tempo redarguirlo. Iniziò a leggere, quando ad un tratto rimase solo il terzo comandamento, che iniziò a zoomare e a centrarsi finché non ebbe occupato gran parte dello schermo.

Tu hai cliccato!” lo ammonì una voce spettrale proveniente dal computer.

“Le tue azioni sono state empie, e il tuo cuore si è realmente gonfiato di avarizia, tanto da non lasciarti controllare i tuoi pensieri né le tue proprie azioni e corrompere così la pace. Grande sarà la mia vendetta, e piccole saranno le ceneri che rimarranno di te, perché hai compiuto il male, e dovrai pagare con la tua stessa vita, ‘mpà

Michele cercò di staccare le casse, di ammutolire il volume, ma quella voce diventava sempre più forte, e non c’era scampo.

“Cosa posso fare per essere perdonato?” urlò Michele piangendo, pieno di sensi di colpa e afflitto dalle malignità che erano state fatte dalle sue proprie mani.

“Sei veramente pentito, riconosco nel tuo cuore il sentimento dell’umiltà che prende a sassate quello dell’orgoglio. Forse sarai salvato. Forse no. Sicuramente no, ma avrai una piccola speranza. Ma proprio piccola piccola. Compila questo form.”

Un foglietto touch screen si materializzò davanti a Michele che, asciugandosi le lacrime, inizio a riempirlo.

Giunse alla fine, pieno di speranza e di aspettative, il foglio scomparve, il browser del computer si chiuse, e lui abbozzò un sorriso, speranzoso che la sua richiesta di perdono vada a buon fine. Fine.

Riuscirà Michele ad avere salva la vita? Qual’era l’idea che aveva avuto e che l’aveva portato ad aprire questo blog? Ma soprattutto, a voi esperti, è capitato pure che vi disattivassero l’account appena agli inizi?

Letto “Primo Mazzini e la stanza fuori dal tempo” di Simone Navarra


copertinaQuesto libro mi è piaciuto tantissimo, sia per il genere (fantasia e umorismo), sia perché – almeno secondo me – è fatto molto bene. Dico almeno secondo me perché nessun editore ha voluto pubblicarlo e la cosa non solo mi dispiace, ma mi rode. Mi rode perché nella mia classifica dei libri più belli sta nei piani alti e supera molti libri che si trovano tranquillamente (oddio, forse non proprio tranquillamente, ma siamo lì) in libreria.

Nonostante il libro tratti di fantascienza, il tema non è proposto con le solite nozioni complesse che uno legge senza capirci in realtà niente, ma avendo intenti umoristici (che riescono benissimo), sfrutta il fatto che anche il protagonista non è che ci capisce molto del lavoro che fa.

Parlando ancora dell’umorismo, vorrei testimoniare che durante la lettura sono arrivato a piegarmi dalle risate e a non poter proseguire per il troppo ridere. Qualcuno lo riterrà un po’ esagerato ma è vero.

Parlare della trama mi sembra riduttivo. In ogni caso, un accenno è necessario. Primo Mazzini è il proprietario di un istituto di ricerca che riceve un incarico un po’ particolare da parte della Comunità Europea: preservare la conoscenza dell’umanità nel caso che un disastro di grosse proporzioni sopraggiunga. Come è però possibile che un compito del genere venga affidato a uno come Primo Mazzini? E perché nella copertina c’è disegnata una sfera con quei numeri dentro? E come mai, visto che mi piacerebbe suscitare l’interesse per questo libro, non faccio domande migliori? Per quest’ultima non do garanzie, ma per le prime due le risposte stanno dentro il libro.

Primo Mazzini e la stanza fuori dal tempo potete scaricarlo gratuitamente in formato e-Book dal blog dell’autore, dove trovate anche un articolo informativo scritto dall’autore stesso.

Mi sento di dover ringraziare il signor Navarra per i bei momenti che mi ha fatto passare col suo testo e di augurargli di venire pubblicato e potere insomma guadagnare con questa sua attività. (Il tutto anche perché, probabilmente, prima o poi, cercherà anche lui su Google il titolo del suo libro e potrebbe trovare questa pagina. Io con le mie cose lo faccio spesso).

Fra i tanti libri che consiglierei di leggere, insomma, questo è sicuramente al primo posto.

Quando crei


A volte quando hai voglia di creare qualcosa non è tanto una scelta, ti senti obbligato a farlo, sottostai al tuo lato creativo.

All’inizio lo vedi come un passatempo, quando non hai da fare è il momento buono per metterti lì a lavorare al tuo progetto, che sia un disegno, un’opera musicale, una forma di testo, un software, una scultura, un qualcosa insomma.

Hai da fare le tue cose, ma nei momenti liberi avrai questa cosa a cui dedicarti, così non ti annoierai.

Giusto, no? No.

La cosa che stai creando inizia a diventare sempre più importante. Quando ci lavori e la vedi svilupparsi ti senti fiero, hai un senso di pienezza e di vuoto allo stesso tempo che ti fa sentire come poche altre cose possono farti sentire.

Più guardi la tua opera più questo senso aumenta e più aumenta più hai voglia di creare e più hai voglia di creare più avrai motivo di sentirti fiero di essa.

Vorresti lasciar perdere ma la cosa migliore per il tuo stato d’animo è star lì, con la tua creazione, l’opera delle tue mani.

Quando questa cosa arriva ad un certo punto, puoi vedere che è bella, che ti piace un sacco, perché l’hai fatta tu, perché rappresenta meglio di qualsiasi cosa quello che tu vuoi, quello che senti.

Quando crei qualcosa, vorresti dire al mondo intero quanto ti piace, quanto sei soddisfatto.

Quello che vuoi non sono complimenti, vuoi solo che gli altri provino quelle belle sensazioni che stai provando tu.

Ma gli altri non lo sanno. Non sanno tutto quello che c’è dietro. E non provano nulla.

E quando i tuoi amici, le persone a cui tieni di più, ti diranno che quello che hai fatto è una fesseria, che puoi spendere il tuo tempo in un modo migliore, una parte dentro di te muore. Quella stessa parte che ti ha fatto provare quelle belle emozioni cessa di esistere.

E, come del resto tutto in questo mondo, non tornerà. Mai più.