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Pensare, scrivere, parlareQuando ero giovane e il blog era una novità nuova piena di cose nuove e novità, ero bello felice e scrivevo la qualsiasi.
Poi hanno iniziato a dargli un’occhiata di tanto in tanto persone che conoscevo, forse anche per colpa mia, che mettevo il link ovunque. Da lì gli argomenti sono un po’ scemati.
Sia perché iniziavo a capire chi leggeva cosa, e a preoccuparmi di dover filtrare.Smelly - Non sei bravo con le scuse, eh? ^^
Sia perché l’entusiasmo iniziale si andava smorzando.
Sia perché magari mi aspettavo una partecipazione che non c’è stata.
Sia perché qualcos’altro che non mi ricordo più.
Ma giuro che almeno un altro motivo c’era!

Fatto sta che il mondo scritto è un mondo a parte da quello vissuto. Non necessariamente diverso. Però separato… perché comunque non possono sovrapporsi, se scrivi non parli. O perlomeno una delle due cose la fai con poca concentrazione.

Quando scrivo mi prendo il mio tempo. Modifico una parola che magari non era quella che più rendeva nella frase. Ci rifletto sopra.
Può considerarsi una cosa fittizia, perché modificata e abbellita. Raffinata, come lo zucchero bianco.
Può considerarsi una cosa più reale, perché il pensiero che riporto alla fine è proprio quello che volevo, è quanto di più vicino a ciò che ho dentro.
Si perde la logica. Abbiamo due strade opposte, e le percorriamo entrambe contemporaneamente.
Questo è il mondo scritto.
Chi è quella persona che sta scrivendo? È una persona così o una colà?
Entrambe e nessuna delle due. Se stai cercando un riscontro con quanto potrebbe essere nel mondo reale.
Ma se gli scrivi, ti risponde in una maniera coerente. Coerente a cosa non si sa, ma coerente. Che comunque “coerente” come parola è figa, quindi usiamola.

Lo stesso vale per una persona che incontri, conosci, e poi vi scrivete. I meccanismi sballano. Userà parole che non ha mai nemmeno lontanamente usato, avrà ‘comportamenti’ che non aveva avuto e comunque sia ti rivelerà una parte di sé diversa, a prescindere da quanto bene la conosci.

E no, non lo dico perché sono nel giro, ma perché è così: non c’entra la timidezza. In una comunicazione scritta entra in gioco una componente diversa delle persone.
Io mi chiedo sempre come sono le persone che conosco “da scritte”. Non sempre riesco a scoprirlo e mi resta il dubbio.

Interrompendo un po’ il discorso, perché comunque non posso dilungarmi molto qui, quello a cui miro con questo articolo è la possibilità di riprendere a scrivere in tranquillità, senza chiedermi se chi mi legge è cosciente di questa scissione qua o se mi si pareranno davanti persone a dirmi che questo non sono io.

Ho paura di sembrare finto, è la cosa più brutta da fare è fingere di non esserlo.
Lasciatemi scrivere in santa pace. Miche’, lasciami scrivere in santa pace.

Vaffanculo e dintorni


dito

Ho trovato questo blog qua, e volevo farlo un po’ conoscere. Però su Facebook alla fine mi è scocciato metterlo, perciò lo propino qui.

Comunque, ho bisogno di sfogarmi. Ne ho così tanto bisogno che non mi vengono le parole, che forse sono troppe.

Faccio un articolo, che non dice niente, ma che allo stesso tempo corrode il blog, annoverandolo fra i siti che contengono parole volgari e immagini oscene.

Meno male che c’è la società a dettare ciò che è sano, altrimenti saremmo tutti lì a fare cose poco consone, tipo dire parolacce quando si è arrabbiati e stanchi.

L’inoperabilità della parola aleatoria


Le cose deludono. Ma deludono forte!

La soluzione sarebbe non aspettarsi niente. Sei tu, non hai nulla, non lo avrai mai, morirai presto di fame e nel breve frangente puoi stare tranquillo che la vita non te la godrai neanche un attimo.

Ci ho provato per un po’. Funziona. In modo pacato e tranquillo hai modo di andare avanti senza sentire pesi enormi addosso.
Però poi ho cambiato idea e ho deciso che era più bello buttarsi: le cose vanno bene e male a seconda, però quando finisce la tempesta, la quiete te la godi di più.

 

Tutto questo per dire che adesso sono in piena tempesta. Ieri pomeriggio e oggi. Chissà oggi pomeriggio o domani se smetterà, una cosa positiva del malumore è comunque che stimola la creatività, e che quindi sono qui a scrivere.

MA!

Parole. Che senso ne hanno oppure no. Per qualcuno forse, per una parte specifica della vita di qualcuno. Boh. Non so se sono io che parto dal presupposto che non freghi niente di niente a nessuno oppure è un risultato a cui arrivo una volta proposta qualsiasi cosa.

È tempo di dedicarsi a cose pratiche, ok. Ma cos’è una cosa pratica? Non la so definire, mi sa.

Mi piace pensare che, come a me andava di buttare giù queste due parole casuali, a qualcuno andrà di leggerle.

Anche se non per migliorare la propria esistenza, salvare il mondo o cosa. Anche solo per stare un po’ a leggere qualcosa che sia stata scritta di getto, in un mondo in cui tutto è ben preparato per piacere a un pubblico.

Questo chiedo. Prova piacere in qualcosa che non ti piace, se ti va, se ti ricordi ancora come si fa.

Le sveglie intelligenti


Tempo fa sono venuto a conoscenza di queste diavolerie qua.

Che cosa sono, ve lo spiego in modo molto semplice.

Te, quando dormi, hai stati di sonno più e meno profondi, in cui sogni dolcemente oppure sei semisveglio.

Una sveglia bastarda (o classica) riesce a suonare nel momento meno opportuno con una precisione di 6/7 giorni*, mentre al contrario la sveglia intelligente tramite calcoli intelligenti riesce a svegliarti quando è meglio per te.

* considerando il caso che la domenica non venga puntata.

Come fa?

La risposta è ancora una volta semplice: mangiandosi metà carica della batteria del telefono.
Sì, perché le sveglie intelligenti, almeno ad oggi, sono nient’altro che app, che t’installi sul cellulare. E loro tramite i movimenti dell’accelerometro (devi mettere il dispositivo sul materasso) riescono a capire quanto stai dormendo.

Ne ho provate alcune su Android, per qualche giorno. Poi però mi sono stancato perché dietro c’è una preparazione assurda:

  • Attaccare il caricabatterie;
  • Fare in modo che con il cavo non ti possa soffocare durante la notte;
  • Mettere il cellulare in un posto che non può né cadere, né venire schiacciato e che contemporaneamente sia sul materasso;
  • Staccare la rete e le connessioni tutte;
  • Aprire l’app, impostarla e fare in modo che quando avvii il percepimento degli stati di sonno poi non muovi più il telefono.

Quando con la sveglia normale ti basta settarla e poi poggiare il telefono dove capita.sveglia intelligente

Quello che devo dire, però, è che funziona! La sveglia intelligente ti sveglia in maniera delicata e il tempo che eventualmente sprechi la notte a sistemarla lo guadagni poi essendoti svegliato presto e felice.
Solo che si mangia la batteria. Il mio cellulare è abbastanza nuovo, non ho impegni che mi obbligano ad alzarmi presto e quindi ne faccio a meno, personalmente.

Quella che usavo aveva anche la funzione di registrare dal microfono. Però ho scoperto che non parlo durante la notte, quindi era poco divertente, e fra l’altro mi pare non funzionasse neanche al 100%.

L’idea che sta dietro comunque la approvo tutta, ora sarebbe interessante vedere delle sveglie vere e proprie con queste funzioni (escludendo magari il microfono), e a quel punto l’umanità si sveglierebbe con un sorriso in più!

Vi presento Smelly


Smelly

Smelly come nome lascia un po’ a desiderare. Odorino. Ma boh, ormai si chiama così.

Avevo concepito questo figuro tempo fa, quando stavo un po’ studiando gli odori, tentando di fare lo scienziato e arrivare a creare una macchina in grado di percepirli e tramutarli in una stringa binaria.
Però non ci sono riuscito. Chissà perché. E volevo applicare a qualcosa quello che avevo imparato. Mi andava di creare una serie animata da mettere su Youtube, e così avevo creato dei personaggi odori, ambientando la fiction nel loro mondo a noi metafisico.

Smelly era il protagonista, ma poi non se n’è fatto niente. E meglio così, forse.

E adesso Smelly torna, a dare un po’ di faccina a questo blog che non ne possiede nessuna.

Smelly è un odore, indi. È l’odore del vento, un odore che non senti se non sei tu a volerlo sentire, e che anche se lo fai non è detto tu ci riesca. È l’odore di qualcosa in continuo movimento, e che se si ferma, allora cessa di essere. Finito, spento. È l’idea che ho della vita, che se rimane troppo statica è come se non ci fosse.

Così mi piaceva il tutto, mi piaceva l’avere una presenza simpatica sul blog.

Smelly interverrà con piccoli fumetti, ogni qualvolta avrà qualcosa da dire. Forse, voglio però sottolineare.

Lo metterei anche sparso in giro nell’interfaccia del blog, se quelli di WordPress lo concedessero.

Nel frattempo, beccatevi solo questa presentazione, che fra l’altro è pure un mio articolo, che di questi tempi non è cosa da poco!

Stallo


Sì, sì, lo ammetto: non so che scrivere!

Dopo quei quattro articoli-cavolata che avevo archiviati nel pc come scartati (e che probabilmente avrei fatto meglio a lasciarli lì) avevo l’intenzione di tornare a scrivere, ma boh, i tempi son tanto tristi che manco scrivere più aiuta a sfogarsi. E pare una gran perdita di tempo. Pare una cazzata. E nemmeno leggo più, per gli stessi motivi.

Potrei dire cosa faccio, ma sarebbe un triste elenco senza anima né calore… OK! Perfetto!! :D

Sono costretto a lavorare. Cioè, siamo tutti costretti a lavorare, se vogliamo campare. Ma non intendo un fatto economico, in quanto in Italia non è detto che lavorare significa guadagnare. Ho lavorato dal meccanico qualche settimana; per comprarmi l’abbigliamento adatto, sottraendo la paga, sarebbe venuto fuori che ci dovevo mettere soldi di tasca mia.

Volevo anche iniziare una serie di racconti con le mie avventure lì. Avevo già trovato i soprannomi a colleghi e principale, insieme ai loro motti. Ma vabé.

Adesso invece lavoro con mio padre, magari qualcosa potrò raccontare, lasciatemi accumulare un po’ di esperienze…

Quindi, dicevo, costretti più in senso di salute. Uno che non lavora (ossia che non si muove, non lavoro lavoro) non è vivo. E anche se volessi pensarla diversamente, sono circondato da persone che ne sono convintissime. E in fondo sì, è condivisibile. Solo che mi sembra ci sia qualcosa che non vada nell’applicarsi a lavori (stavolta nel senso lucrativo) che richiedono grossi sacrifici e sforzi, ricompensandoti con l’arrivare a stento a fine mese. Non so, che ne dite?

“La vita e la bici hanno lo stesso principio: devi continuare a muoverti se vuoi stare in equilibrio.” – J-Ax

Lo so, che la soluzione non è così facile, ma per me lo è: preferisco morire di fame che dedicare la vita a qualcosa che, diciamolo, è profondamente sbagliato. Quindi se non troverò un lavoro la cui retribuzione è bilanciata con l’impegno, via. Non è detto io debba vivere per forza.

Chiusa parentesi, sto riuscendo a creare il primo videogame per cui otterrò una paga!

Anche questa è infima, riaprendo la parentesi, ma perlomeno faccio quello che mi piace, e poi mi gestisco il tempo io, e non comporta stanchezza fisica, cosa che mi lascia libero di fare palestra, ad esempio, se voglio fare movimento.

Problema è però, che devo fare anche il lavoro-lavoro, quindi questa cosa del videogame mi frega tutto il tempo libero e sto specie facendo la muffa, a fare sempre l’uno o l’altro. Non sto avendo il tempo di godermi il fatto che, cavolo, sto sviluppando un videogame per cui mi pagano!

E tra l’altro mi piace un sacco perché l’idea è innovativa: un genere nuovo! È un ibrido fra due già esistenti, sì. Ma non l’aveva mai fatto nessuno :D
E poi in Italia! Insomma motivi per essere contentissimo li ho, mi manca però il tempo per esserlo. E quindi niente.

 

Poi poi, ho co-fondato un team con cui sviluppiamo giochi per piattaforme Android, smartphone e tablet. Come se non bastasse tutto il resto, esatto.

Sicuramente poi pubblicizzerò tutto a tempo debito, ne sentirete ancora parlare :D

 

E nel frattempo, velato ma presente, c’è che questo blog lo sto odiando. Quindi magari ne ricomincerò uno, su una piattaforma più intelligente di WordPress, magari incentrandolo sin dall’inizio sull’informatica che su filosofia spicciola e lamentele varie.

Aspettatevi di tutto. Ma non il mio Breil.

00:00


Io amo la notte. Vado a letto con lei tutte le volte che posso.

Ho come la sensazione che un po’ chiunque faccia lo stesso, ma son sicuro che è solo la mia impressione: non mi tradirebbe mai.

Satira a parte, sarà che sono mezzo ubriaco, sarà che portare il cane fuori è un tormento, ma quando sono uscito, quelle strade così silenziose, così scure illuminate dalle fioche luci arancioni, così notturne, mi hanno un po’ tolto il respiro.

Probabilmente sono più in vena di filosofeggiamenti del solito, e mentre adempievo il deturpante compito di lasciar svuotare le vesciche al mio animale domestico pensavo a tutto questo.

Con la testa a guardar su, gli occhi sognanti e la bocca mezza aperta, come se significasse qualcosa.

Il motivo della mia passeggiata mi strattona perché lì ha finito di pisciare e ritorno alla realtà. Ma solo per il tempo che lui impiega per annusare il prossimo obiettivo. E poi torno con l’espressione da rincoglionito.

Poco male: è notte, e non passa nessuno.