Posts Tagged ‘ app ’

Prove con Android Studio


Android Studio

Girando per internet non sono riuscito a trovare qualcuno che ne scrivesse qualcosa in proposito che non fosse il semplice annunciare che è stato annunciato.

C’era solo un articolo in inglese di un tipo che l’aveva provato, ma in italiano il vuoto assoluto. Così ci ho pensato io.

Android Studio è una figata.

Pulito, immediato, semplice. Rubo il pensiero di quel tale inglese dicendo che “sembra uno strumento fatto apposta per sviluppare su Android”. Di fatto è quello per cui è stato progettato, ed è quello che fa bene.

Eclipse provai ad usarlo tempo fa, ma il mio computer lo reggeva a stento, costringendomi a lasciar perdere.

Android Studio invece va. Non meravigliosamente bene, in quanto a volte si blocca, perché magari ho premuto invio ed è normale che un’azione di tale entità richieda grossi sforzi, oppure quando scrivo troppo velocemente. Ma va bene, mi basta pensare che di 5 ore di lavoro me ne usciranno 3 proficue e 2 ad aspettare i vari caricamenti.

Chiaro che tutto questo non ha a che fare con il suddetto IDE, ma è il mio pc che c’ha problemi e anzi è stato una sorpresa per me trovare uno strumento nuovo che si lascia utilizzare, vista la moda che c’è di appesantire il più possibile i nuovi programmi.

Non starò a specificare le caratteristiche tecniche visto che le trovate ovunque e possibilmente spiegate meglio di quanto potrei fare io. Si aggiungono però tutte ai punti a favore. Che sono tanti!

Parliamo però dei problemi, tenendo sempre in conto che questa è una prima versione di prova, e per lo stadio di sviluppo in cui si trova, offre già moltissimo.

Così se pensate di usarlo sapete già cosa andrete ad affrontare.

Il primo grosso contro è Gradle. Che cosa sia Gradle io nemmeno lo so. So solo che non avevo internet all’inizio e non potevo creare progetti perché doveva essere scaricato. A questo punto potevano inserirlo nel pacchetto contenente IDE e SDK, visto che è necessario.

Gradle viene menzionato anche nella compilazione del progetto. Hai la possibilità di scegliere fra l’utilizzo di un compilatore esterno (questo con Gradle qua) oppure quello interno. Questa opzione prima funzionava, pure. Ovvero io avevo scelto di escludere Gradle e veniva escluso. Col nuovo aggiornamento, ogni volta che chiudi e riapri, Gradle si reimposta. Noiosissimo anche perché all’avvio del programma viene eseguita la compilazione, che quindi avverrà per forza con Gradle.

Il problema del compilare con questo coso qua, è che la compilazione richiede fino a 4 minuti, mentre quella con lo strumento interno non supera mai i 30 secondi, e di solito ne richiede intorno a 5. Capite che se testo 10 volte, compilando con Gradle ci metto (10 * 2 minuti) almeno 20 minuti solo a guardare il pc come un cretino, mentre evitandolo (10 * 5 secondi) non mi succhia nemmeno un minuto intero.

Non mi importa cosa sia e perché esista questo Gradle, però almeno sarebbe utile lasciarmelo disattivare come facevo prima dell’ultimo aggiornamento.

Secondo problema è l’impossibilità di importare moduli esterni non compilati. Proprio non vanno, risultano sempre in errore e fanno crashare l’app. La cosa peggiore è però che ti dice che sono presenti degli errori ma che non te li fa vedere. Voglio dire, lo fa in un modo che è proprio oltraggioso. Si sono verificati X errori, ma col cavolo che ti faccio sapere quali sono.

Ed è tutto. Mi serviva più per sfogarmi che per illustrare bene Android Studio, e direi che sono riuscito nel mio intento.

Il mio futuro, parte prima


futuro

E arriva in ritardo… Le battutacce che mi caratterizzano.

Arrivato a questo punto della mia vita, strapieno di delusioni ma per una volta sprovvisto di rimpianti, è bello poter dire che voglio proseguire per questa strada. Che anche se non tollerare comportamenti intollerabili mi porterà a farmi allontanare da qualcuno, che anche se seguire i miei istinti e pulsioni mi porterà a imbarazzi e situazioni poco piacevoli, che anche se gioire mi farà soffrire, io ci sto! Mi ci butto dentro con tutte le scarpe. Pensate, neanche scalzo.

Eh, sarò anche una merda, ma sono io. E sarà che non ci capisco niente di persone, ma mi piaccio un sacco.

La mia intenzione, adesso, era di parlare di università, lavoro e modi di passare la vita simili. Però la filosofia di fondo è la cosa più importante, quindi ci stava.

La mia ideona è di andarmene all’accademia delle belle arti. È più leggera rispetto a ingegneria informatica e magari ho anche la possibilità di lavorare nel mentre. Pagarmi una stanza che non sia condivisa con una persona talmente affettuosa che finito l’anno ti toglie l’amicizia da Facebook, uscire la sera senza piangere il fatto che con quello che spendi ti ci pagavi due mesi di affitto, e insomma godermela, un po’ di più rispetto a quando ¾ di giornata dovevo passarli dentro gli edifici di ingegneria e il resto dividerlo fra studio e sonno.

Problema è che il lavoro dove è che lo pesco? Quella di lavorare rimarrà un’idea probabilmente. Un concetto astratto.

In alternativa, faccio siti web e app.

FACCIO SITI WEB E APP. Ve ne servono? :D

Dicevo, continuo a fare siti web e app, magari si trovano clienti anche su internet. Solo che preferirei non usarlo il pc. E lavorarci va bene, perché è una cosa tangibile, faccio quello e appena ho finito, ok, punto.

Usare il pc per cercare lavoro significa invece che finirò per passarci intere giornate, perché il limite tangibile sarebbe trovare il lavoro, e mi sa che è tangibile quanto il Padre nostro.
C’è chi ci crede, chi non l’ha mai visto e chi ne narra esperienze oltre l’assurdo.

Perché un informatico, con la passione per la scrittura e deficiente ai limiti del possibile, dovrebbe andarsene all’accademia? Che male gli ha fatto questo mondo?

La grafica. La grafica mi manca. Scarabocchio, fotografo, faccio fotoritocco e con Photoshop me la cavo niente male. Sono un fan della grafica vettoriale e mi arrangio con la pixel art. Però non ho stile. Nemmeno un po’. Credo, spero, penso, che frequentare un corso di graphic design me ne inculchi almeno un pochino. Male che vada, una laurea non fa male.

Informatica (non più ingegneria, non faceva per me nemmeno un po’) non mi avrebbe insegnato molto di nuovo a livello di personalità. Magari può servire a farmi chiamare “Singleton” quelle classi che non vanno inizializzate, anziché chiamarle “classi che non vanno inizializzate”, e diventerei bravo a programmare su console* in Java.
*(Console, quella finestra nera con le scritte bianche, per intenderci)

No, vabè, sto scherzando, non voglio sminuirla. Ma una laurea lì serve per farsi assumere da grandi aziende, e programmare roba grossa. Io invece voglio fare il freelance e non mi chiederà mai nessuno di fare un software. Al massimo siti web e app.

Chiudiamola qui, come andranno le cose si vedrà. Nel frattempo cercherò di scrivere più spesso, magari raccontare anche qualche giornata simpatica come facevo prima.

Buon futuro a me! E anche a voi, via (:

2 tecniche per ottimizzare il tempo


Ottimizzare tempoNell’ultimo periodo mi sono dedicato al mio sviluppo professionale e in questo articolo voglio fare una riflessione su quella che è una parte di quanto ho esperito.

Tempo addietro, avevo sviluppato un’app…licazione (ai tempi si chiamavano così) per computer che consentiva di tracciare le proprie attività giornaliere, per averne poi un quadro generale.
Alla fine potevi anche confrontare le statistiche per settimana o mese (o anno, riuscendo ad arrivarci) e vedere come le tue abitudini sono cambiate nel tempo e a cosa sei solito dedicarti.

ANT

La domanda era questa: “Com’è che se ne va tutto il mio tempo?”.  Questo marchingegno l’ho creato per scoprirlo.

Essendo regolare e onesto nell’appuntargli tutto.

Sorgeva il problema che non hai il pc sempre con te e per tante cose dovevi andare a mente, oppure avere ‘Fuori casa’ come categoria generica.

Allora non c’erano gli smartphone che ci sono oggi e, quando ho scoperto che un’app simile esisteva per Android, ho subito iniziato ad usarla, estasiato.

AWT mainAWT viewAWT stats

All’inizio mi è pure servita! Notavo come passavo troppo tempo in attività poco costruttive e sono riuscito a dirottare la cosa. Sarà proprio per questo che poi non era più utile.

Ad oggi mi sono di nuovo perso e, per cercare di salvarmi, sto provando una strategia diversa: timer multipli.

Devo dire che anche per questa avevo scritto un software, l’avevo usato e mi era servito. E ho in mente di dargli una sistemata e diffonderlo.

In sostanza, anziché tenere traccia di tutte tutte le attività, crei dei timer con quelle tre o quattro cose importanti a cui vuoi dedicare del tempo ogni giorno. Scaduto il timer, STOP. Finito. Dedicati ad altro.

In questo modo si ottimizza il tempo perché devi solo premere play e pausa, senza dover perdere tempo a scrivere l’attività che hai svolto. Perdi le statistiche, però. Insomma la possibilità di fare un controllo a posteriori.

L’idea che mi era passata in mente era quella di creare un programma di tracciamento attività che, anziché lasciartele inserire una volta completate o cronometrare il tempo (come fa l’app che ho menzionato), ti permetta di scegliere quanto tempo intendi dedicare alla prossima attività, avvisandoti quando quel tempo è scaduto. Integrare quindi le due cose, sviluppare il tutto anche per cellulari, fornire un servizio di sincronizzazione e un’interfaccia di controllo online e magari aggiungere la condivisione sui social network.

Spero vivamente di non avere mai il tempo o la voglia di dedicarmici veramente, però intanto è stato un pensiero che mi ha fornito lo spunto per scrivere qualcosa su quest’argomento, riportare in vita due miei vecchi progetti, e magari aiutare qualcuno a ottimizzare il suo tempo.

Le sveglie intelligenti


Tempo fa sono venuto a conoscenza di queste diavolerie qua.

Che cosa sono, ve lo spiego in modo molto semplice.

Te, quando dormi, hai stati di sonno più e meno profondi, in cui sogni dolcemente oppure sei semisveglio.

Una sveglia bastarda (o classica) riesce a suonare nel momento meno opportuno con una precisione di 6/7 giorni*, mentre al contrario la sveglia intelligente tramite calcoli intelligenti riesce a svegliarti quando è meglio per te.

* considerando il caso che la domenica non venga puntata.

Come fa?

La risposta è ancora una volta semplice: mangiandosi metà carica della batteria del telefono.
Sì, perché le sveglie intelligenti, almeno ad oggi, sono nient’altro che app, che t’installi sul cellulare. E loro tramite i movimenti dell’accelerometro (devi mettere il dispositivo sul materasso) riescono a capire quanto stai dormendo.

Ne ho provate alcune su Android, per qualche giorno. Poi però mi sono stancato perché dietro c’è una preparazione assurda:

  • Attaccare il caricabatterie;
  • Fare in modo che con il cavo non ti possa soffocare durante la notte;
  • Mettere il cellulare in un posto che non può né cadere, né venire schiacciato e che contemporaneamente sia sul materasso;
  • Staccare la rete e le connessioni tutte;
  • Aprire l’app, impostarla e fare in modo che quando avvii il percepimento degli stati di sonno poi non muovi più il telefono.

Quando con la sveglia normale ti basta settarla e poi poggiare il telefono dove capita.sveglia intelligente

Quello che devo dire, però, è che funziona! La sveglia intelligente ti sveglia in maniera delicata e il tempo che eventualmente sprechi la notte a sistemarla lo guadagni poi essendoti svegliato presto e felice.
Solo che si mangia la batteria. Il mio cellulare è abbastanza nuovo, non ho impegni che mi obbligano ad alzarmi presto e quindi ne faccio a meno, personalmente.

Quella che usavo aveva anche la funzione di registrare dal microfono. Però ho scoperto che non parlo durante la notte, quindi era poco divertente, e fra l’altro mi pare non funzionasse neanche al 100%.

L’idea che sta dietro comunque la approvo tutta, ora sarebbe interessante vedere delle sveglie vere e proprie con queste funzioni (escludendo magari il microfono), e a quel punto l’umanità si sveglierebbe con un sorriso in più!